Gheddafi all'Ue: "Basta sobillare o non fermiamo più i clandestini"

Infuria la rivolta in Libia. "Non siamo in grado di sapere a chi appartengano in questo
momento Bengasi e le altre città della Cirenaica" ha detto il vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni
Martinelli. A Bengasi l'esercito spara razzi sulla folla. Nella capitale invece "l’atmosfera è tranquilla e si vedono
solo piccoli cortei di sostegno a Gheddafi&quot;. Le autorità del Paese incontrano un delegato dell'Unione Europa per chiedere di &quot;smettere di sostenere la protesta&quot;<strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=507162"><br />
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Tripoli - La situazione in Libia si fa sempre più incandescente per la protesta contro Gheddafi che, da giorni, imperversa nel paese. Il bilancio degli scontri di sabato a Bengasi parlano di 285 morti e oltre 700 feriti. Intanto un alto responsabile del governo libico ha fatto sapere che "un gruppo di estremisti islamici" tiene in ostaggio alcuni cittadini e membri delle forze dell’ordine "nell’est" della Libia. Ma se c'è chi scende in piazza per cercare di cacciare Gheddafi, c'è anche chi lo fa schierandosi dalla parte del colonnello. E il rischio di una guerra civile è sempre più alto.

La minaccia alla Ue Se l’Unione Europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso nei Paesi del Nord Africa e in particolare in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la Ue in materia di gestione dei flussi migratori: è questa la "minaccia" arrivata alla presidenza ungherese di turno della Ue da parte delle autorità libiche. La minaccia delle autorità libiche è stata resa nota giovedì scorso all’ambasciatore ungherese a Tripoli. L’Ungheria detiene la presidenza del semestre europeo. "Il nostro ambasciatore è stato convocato giovedì a Tripoli e gli è stato detto che se l’Unione europea non smetterà di sostenere i manifestanti, la Libia interromperà gli accordi di cooperazione sull’immigrazione" illegale, ha riferito il portavoce della presidenza, Gergely Polner. Lo stesso messaggio "è stato poi trasmesso agli altri rappresentanti europei a Tripoli" ha aggiunto il portavoce, precisando che le autorità libiche hanno voluto in questo modo esprimere la loro insoddisfazione per le dichiarazioni giunte dall’Europa. In particolare per le dichiarazioni fatte mercoledì dall’alto rappresentante della Politica estera della Ue, Catherine Ashton, con le quali si invitava Tripoli ad ascoltare la voce del popolo e, soprattutto, a evitare qualsiasi forma di violenza.

La Ashton: stop violenze Ma a stretto giro di posta dalla Ashton arriva un nuovo invito alle autorità libiche affinché siano fermate "subito" le violenze contro i manifestanti.  

Lancio razzi sui manifestanti L’esercito sta sparando razzi Rpg sui manifestanti a Bengasi. Lo riferisce una testimone alla televisione satellitare Al Jazeera, aggiungendo che le forze dell’ordine stanno anche utilizzando proiettili urticanti per disperdere la manifestazioni. Secondo un attivista, Mohamed Nabus, sono 258 i corpi all’obitorio dell’ospedale al Galaa della città.

In piazza per Gheddafi Migliaia di sostenitori del colonnello Gheddafi sono scesi in piazza a Tripoli per manifestare a favore del regime. La folla sventola le bandiere verdi della Giamahiria e scandisce slogan come "Dio, Libia e Muammar" e "Muammar è il pioniere del nazionalismo arabo". 

A Bengasi 285 morti Gli scontri avvenuti sabato pomeriggio a Bengasi, tra manifestanti e forze della sicurezza libica fedeli a Gheddafi, avrebbero causato 285 morti e 700 feriti. Lo riferiscono fonti mediche dell’ospedale di al-Jala di Bengasi alla tv araba al-Jazeera. In particolare a fornire queste cifre è il medico Nabil al-Saaiti il quale in un collegamento telefonico con l’emittente qatariota ha spiegato che "ieri agenti della sicurezza di origine africana reclutati dal regime hanno aperto il fuoco contro i manifestanti e il numero dei morti è tale che non riusciamo a metterli tutti nella camera mortuaria dell’ospedale per identificarli". A causa dell’assenza di giornalisti in quell’area e dell’interruzione del servizio internet nel paese è difficile verificare le notizie fornite dai testimoni e dagli esponenti delle opposizioni, anche se le informazioni fornite nei giorni scorsi si sono poi col passare del tempo rivelate in buona parte veritiere. 

Il vescovo di Tripoli: non si sa più chi comanda "Non siamo in grado di sapere a chi appartengano in questo momento Bengasi e le altre città della Cirenaica": è quanto ha affermato il vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni Martinelli, raggiunto telefonicamente dall’Ansa Nella capitale invece "l’atmosfera è tranquilla e stamane si vedono solo piccoli cortei di sostegno a Gheddafi", ha raccontato il presule.