Giachino: «Il buonumore predispone alla guarigione»

Guardando galleggiare nell’aria le immagini prodotte dalla Holo-e-motion, risulta difficile credere che i primi ologrammi, risalenti agli anni ’60, erano rigorosamente statici e monocromatici. «Eppure era proprio così - conferma Italico Trebbi, amministratore delegato di Holo Italia, la società che sviluppa sul mercato nazionale la tecnologia creata nel 2003 dall’ungherese Holo Europe -; solo negli ultimi quindici anni sono nate soluzioni volumetriche in grado di creare immagini tridimensionali in movimento, delle quali a occhio nudo non si percepisce la provenienza». Anche queste, però, rischiano ora di apparire obsolete, proprio alla luce dell’avvento dell’Holo-e-motion.
E il motivo è semplice: il brevetto di Holo Europe, che ha fornito la base tecnologica all’iniziativa «Il Dottor Gufetto in corsia», possiede una caratteristica unica al mondo. «Tutti i sistemi che l’hanno preceduto creano gli ologrammi proiettando immagini su supporti poco visibili, come fumo o nebbia - spiega Trebbi -, in pratica, per funzionare hanno bisogno di un’area attrezzata, di un palcoscenico. Il nostro macchinario, invece, funziona ovunque: è il primo caso di generazione d’immagini olografiche non legata a un’ambientazione teatrale». E se oggi i piccoli pazienti di sedici ospedali possono divertirsi vedendo fluttuare le figure animate del Dottor Gufetto, il merito è di un computer, che le tiene archiviate in memoria per poi proiettarle nello spazio, attraverso un algoritmo di calcolo e un particolare sistema ottico.
Oltre a distribuire le apparecchiature, Holo Italia si occupa anche della creazione dei contenuti, per la quale sfrutta le medesime tecniche di computer grafica che sono alla base dei kolossal cinematografici ad alto tasso di spettacolarità, da King Kong a Il Signore degli anelli. E gli ambiti di utilizzo, anche al di fuori dell’ambito ospedaliero, sono vari: «Fiat, per esempio, ha usato l’Holo-e-motion per presentare la nuova Alfa Spider al Salone di Francoforte - conclude Trebbi -; l’Atm, invece, l’ha installato nella stazione della metropolitana di Cadorna, per trasmettere ai passeggeri messaggi legati alla sicurezza. E per il futuro, puntiamo sulle applicazioni nella grande distribuzione».