Il giallo dello pseudonimo voluto da Montanelli

Quando Paolo Isotta abbandonò il Giornale (come Anthony Burgess, come Danilo Mainardi e altri: per denaro, disse Montanelli in risposta a un lettore) prese il suo posto uno sconosciuto Piero Santerno che in realtà era un noto musicologo e giornalista di destra, Piero Buscaroli. Montanelli raccontò, molti anni dopo, che aveva dovuto fare ricorso al marchingegno dello pseudonimo perché qualcuno aveva posto il veto a Buscaroli ma non volle svelare il nome di questo signore così potente. Dopo un certo lasso di tempo, che non ricordo se breve o lungo, il bravissimo Piero cominciò comunque a firmare con il suo vero cognome. A distanza di tanti anni penso che lei o Mario Cervi potreste rispondere a semplici domande: chi era quel signore? Perché non voleva Buscaroli al Giornale? Perché aveva quel potere di veto? Perché Montanelli, che era piuttosto ombroso di carattere e anche sospettoso guardiano dell'indipendenza sua e del Giornale, non lo mandò al diavolo?
Come vecchio lettore - dal primo numero - sono ancora curioso di conoscere i retroscena della faccenda e mi piacerebbe che qualcuno di voi, quelli della vecchia guardia, mi facesse sapere tutto sull'argomento. Grazie.


Ma guarda tu. Credevo di conoscerli, i lettori del Giornale, coi quali, per dirla alla Montanelli, ci vado a letto da martedì 25 giugno 1974. Che fa la bellezza di trentuno anni e rotti. E adesso spunta fuori lei, caro Carozza, a chieder conto di una vicenda che redazionalmente parlando risale alla notte dei tempi. E sia. Cominciamo col dire che Paolo (Paolino) Isotta e Piero Buscaroli sono due fuoriclasse. La loro competenza musicale, il loro orecchio, la loro cultura musicale, la loro esperienza di podi, golfi mistici, piccionaie e poltrone di seconda fila è, me lo lasci affermare, senza pari. Isotta fu una «scoperta» di Indro. Il quale si piccava di emulare Leo Longanesi, massimo «scopritore» di talenti letterari e giornalistici, anche se il più delle volte prendeva, ammettendolo subito, delle cantonate. Con Isotta non cantonò. Tant’è che appena un anno dopo l’esordio lo chiamò il Corriere, facendogli una offerta coi fiocchi (non mi riferisco al pecunio, che per Isotta è certo importante, ma non determinante. Mi riferisco all’occasione professionale). E questo in tempi in cui quanti firmavano sul Giornale erano considerati, dall’establishement giornalistico e dalla così detta società civile, dei lebbrosi. Persone da evitare e da ignorare. Montanelli era diviso: lusingato da un lato per l’attenzione rivolta a una sua «scoperta», dall’altro scocciato assai per la probabile imminente diserzione della «scoperta» medesima. Quel «l’ha fatto per i soldi» è espressione del secondo stato d’animo e come tale, stizza montanelliana, va presa.
Uscito Isotta, Indro si rivolse a Buscaroli. Un caratteraccio, ma Montanelli era il primo a sapere che «cattivo carattere» equivale a «carattere», tratto che quando si manifesta mostra gli spigoli, non certo le smussature. Per i suoi precedenti, per le idee che coltivava manifestandole energicamente, per le sue ininterrotte sfide agli slogan, al pensiero comune e al conformismo culturale, portarsi a casa in quegli anni (anni di piombo e dintorni) Piero Buscaroli era come giocare con la nitroglicerina. Non fu un «potente» a porre il veto a Buscaroli. Figuriamoci. Quello dello pseudonimo fu uno scrupolo di Montanelli che non voleva offrire alla canea di sinistra una occasione in più per lapidare il Giornale, già sufficientemente sottoposto a quel trattamento. Buscaroli si inalberò, volarono parole grosse, il contratto fu sottoscritto e stracciato non so quante volte e non so quante volte gli usci sbatterono. Ma alla fine accettò di firmare, almeno per i primi tempi, Piero Santerno i suoi memorabili pezzi. E questo è quanto, caro Carozza (che poi Piero abbia pestato tanti nobili calli facendo guaire di rabbia e di dolore alcuni mostri sacri del podio, non lo si può negare. Ma Montanelli non intervenne mai per somministrare callifughi o porre mordacchie. Lasciava fare).
Paolo Granzotto

Ps: Va bene Buscaroli e Isotta, ma resta sempre il fatto che la IX sura del Corano intima ai fedeli dell'Islam: «Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate. Catturateli, assediateli e tendete loro agguati».