Gianluca Nicoletti: «Il video è obsoleto, e chi ne scrive fa troppi moralismi»

Gianluca Nicoletti è un personaggio proteiforme. Ha condotto trasmissioni televisive e radiofoniche, scritto saggi - l’ultimo, insieme al filosofo Stefano Moriggi, cerca di rispondere alla domanda Perché la tecnologia ci rende umani (Sironi) - e persino cantato. Per anni è stato uno dei critici televisivi più ascoltati (per radio). Nessuno è più adatto di lui a fare il punto sulla salute dell’attuale critica televisiva.
Nicoletti, ha ancora un senso la critica televisiva? Una volta era affidata a grandi penne...
«Una volta era diversa la televisione. Era un medium nuovo, eccezionale. Era un evento e mutuava le sue forme comunicative dalle altre arti e dalla “cultura”. Ecco perché era interessante per gli intellettuali... Adesso è troppo polverizzata, troppo frammentata. La critica si riduce a una cronaca quotidiana, spesso intrisa di moralismi, del più becero O tempora o mores!».
Rimedi?
«L’errore è stato continuare a considerare la televisione come un mezzo quando ormai per la gente era diventato un fine. Dieci o quindici anni fa è iniziato il cambiamento con i reality. Molti non l’hanno capito: la televisione è diventata un posto in cui stare, uno specchio che assomiglia sempre di più alle persone che ci si specchiano... Non è uno strumento intellettuale per educare le masse...».
Ci sono anche aspetti politici?
«Da un lato c’è chi vorrebbe solo programmi orientati a un certo tipo di pensiero, di culturalità. Sono coloro che hanno ancora in mente, appunto, di educare le masse. Insomma, una televisione che fa rabbrividire le palle solo a pensarci... Dall’altro il livello del pubblico si è abbassato, e molto. Spesso il telespettatore della tv generalista è residuale, sono coloro che ancora non si sono spostati su altri mezzi di informazione come la Rete... Non si può parlare di brutta televisione senza prendere atto che è figlia del proprio pubblico».
Ma, proprio per questo, la critica non potrebbe riguadagnare un suo spazio?
«Io non ci credo molto. La critica ha ormai un ruolo parassitario, si fa bella figura stroncando la schifezza fatta da qualcun altro. Io l’ho fatto il “critichino cattivo”, so bene come si fa. La creatività vera si è però ormai spostata da altre parti. Ne riparleremo se la televisione diventerà davvero un medium nuovo, personalizzabile e non più schiavo di obsoleti palinsesti...».