Gilmour esce dal carcerepasserà 4 mesi ai domiciliari

Il figlio di David Gilmour, che era stato condannato a 16 mesi in seguito a una manifestazione studentesca, esce oggi di prigione. Trascorrerà quattro mesi ai domiciliari

Charlie Gilmour, figlio adottivo di David, il chitarrista dei Pink Floyd, ha lasciato oggi la prigione di Wayland, nel Norfolk, dove stava scontando una pena detentiva di sedici mesi dopo essere stato fermato l'anno scorso durante una manifestazione studentesca.

Il ragazzo, che secondo quanto deciso dalla corte poche settimane fa avrebbe dovuto scontare tutta la pena di sedici mesi che gli era stata comminata, visto che l'appello che aveva tentato era stato rigettato, è stato rilasciato oggi in anticipo, con l'obbligo di trascorrere altri quattro mesi agli arresti domiciliari.

Charlie, che era stato fermato mentre insieme a migliaia di altri studenti protestava contro l'aumento delle tasse universitarie degli atenei inglesi, è uscito dal carcere, atteggiamento sprezzante alla mano e sigaretta dietro l'orecchio, per poi salire sull'auto di lusso guidata dallo chaffeur del padre, che lo ha portato a casa, dove trascorrerà quattro mesi di dorata prigionia. Verrebbe da pensare a una pena su misura che si dimentica del fatto che insieme ad altri studenti Gilmour avesse tentato di attaccare - durante la manifestazione nella quale l'arresto era avvenuto - il convoglio di macchine in cui si trovava anche il principe Carlo con la moglie Camilla. E si dimentica che Gilmour, subito dopo la "posa" per le foto che lo ritraggono appeso alla bandiera del Cenotafio, che sventola in onore dei morti di guerra inglesi, fosse stato visto balzare sulla Jaguar su cui si trovavano Carlo e consorte. Alcune analisi avevano poi rilevato nel suo corpo tracce di Lsd e valium.

La corte inglese aveva già rigettato il tentativo di appello, ritenendo che la sentenza nei confronti del figlio di David Gilmour non fosse "eccessiva", nè "sbagliata in linea di principio", salvo poi ricredersi poco dopo, commutando l'obbligo di trascorre la pena in carcere in qualche mese di domiciliari. Ma il legale, Robert Brown, anticipa ogni insinuazione e ricorda che i domiciliari sono la prassi per chi è condannato a scontare un periodo di carcere simile a quello di Charlie, e non un trattamento da vip.