La giornata del malato oncologico

Il 31 maggio e il primo giugno si svolge la terza edizione della Giornata nazionale del malato oncologico, promossa dalla Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo). Si tiene a Milano, nelle strutture dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele. Quest'anno, assieme ai malati e per i malati delle 408 associazioni aderenti a Favo, ci saranno i ricercatori, i clinici, le équipe di sostegno del San Raffaele per realizzare uno dei più importanti obiettivi della federazione: mettere a confronto e portare al dialogo curanti e curati con l'obiettivo di umanizzare le cure oncologiche e di rafforzare le sinergie tra ricerca scientifica e volontariato. Proprio a Milano, del resto, Favo collabora già da tempo con la Fondazione IRRCS Istituto Tumori, con la Regione Lombardia e con il Comune. Inoltre, per l'occasione, sarà lanciato un invito: donare due euro con il proprio cellulare, chiamando il numero 48545. I fondi raccolti verranno utilizzati per realizzare i progetti delle associazioni a favore dei malati e delle loro famiglie.
In questi ultimi anni, la ricerca ha moltiplicato le possibilità di cura in oncologia e, incentivata dal volontariato, si è costituita una rete di supporto per i malati neoplastici e per i loro familiari. L'Associazione italiana malati di cancro, parenti ed amici (www.aimac.it), nei suoi dieci anni di attività, recentemente celebrati a Roma, ha contribuito in modo determinante a togliere dall'isolamento i malati neoplastici che vengono in primo luogo informati ed assistiti. «Ogni anno oltre 250mila italiani - afferma Francesco De Lorenzo, ex ministro della salute, fondatore di Aimac e presidente della Federazione - sono colpiti dal cancro. Quasi il 50 per cento riesce a guarire con o senza conseguenze invalidanti, mentre nell'altro 50 per cento una buona quota sopravvive più o meno a lungo. I risultati della ricerca sperimentale, i progressi della medicina e della chirurgia, le nuove terapie offrono grandi risultati, ma ci obbligano ad affrontare nuovi problemi: il crescente numero di “sopravvissuti” al cancro hanno esigenze e diritti che vanno riconosciuti e tutelati».
L'azione di sensibilizzazione di Favo (www.favo.it) ha trovato in Maurizio Sacconi un interlocutore umanamente e politicamente disponibile. In una lettera indirizzata al presidente De Lorenzo il ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali ha affermato che l'attuale governo sarà amico dei malati oncologici e delle associazioni che li rappresentano, così come lo è stato il precedente dal 2001 al 2006, quando sono stati varati una serie di provvedimenti significativi come l'istituzione della Giornata nazionale del malato oncologico, l'abbattimento a soli 15 giorni, dei tempi necessari all'ottenimento dell'accertamento dell'invalidità e il conseguente sostegno economico e la norma a favore dei malati neoplastici introdotta nella legge Biagi. Ora è importante - scrive Sacconi - proseguire nell'innovazione normativa in campo lavorativo e previdenziale, per dare anche una risposta alle reali necessità di questi malati.
Oggi il cancro fa più paura a chi non lo ha avuto che a chi invece ne è stato colpito, evidenzia una indagine condotta dall'Istituto Piepoli e voluta da Aimac. «Un'altra conclusione dello studio è che la migliore medicina per chi è affetto da tumore è il lavoro: l'89% dei pazienti è infatti convinto che lavorare sia un mezzo molto utile ad affrontare la malattia che prostra il fisico e la mente, ma non solo: danneggia anche le relazioni interpersonali visto che chi la malattia l'ha vissuta testimonia nel 59% dei casi un peggioramento dei rapporti personali con le persone più intime. Ma una cosa è certa, e vale per tutti e due i campioni: la cura del cancro è possibile. Ne è convinto il 73% degli italiani e addirittura il 98% di chi il cancro l'ha conosciuto sulla propria pelle. Tuttavia, permangono ancora molti stereotipi nella popolazione: il danneggiamento delle relazioni intime, la riduzione della forza fisica e il peggioramento dell'aspetto fisico. Continua anche a permanere l'idea che «il malato di tumore si isoli socialmente».