Un giorno al pronto soccorso tra i malati a quattro zampe

E pensare che è stata proprio la Polizia a suggerirmi di rivolgermi a loro: in un primo pomeriggio assolato soccorro in viale Majno a Milano un povero piccione grigio e bianco che restava immobile contro il muro di un palazzo. Era ancora vivo, ma stranamente dava le spalle alla strada e non si muoveva. «È qui da stamattina», mi dice il custode. Chiamo il 113, che mi suggerisce di contattare l'Enpa-Ente Nazionale Protezione Animali (www.enpamilano.org, 02-97064220). In effetti garantisce assistenza all'animale: lo inserisco in una scatola da scarpe bucata e lo porto in via Gassendi 11, oltre il Cimitero Monumentale.
Grazie a questo piccione (che si scopre essere giovane e vittima di un incidente data l'ala ferita e il collo), tocco da vicino l'Enpa, onlus completamente autonoma, che non gode di alcun ausilio concreto o economico da enti pubblici (benché vi indirizzino tutti) o Governo ed esiste dal 1871, fondata nientemeno che da Giuseppe Garibaldi a Torino. Si chiamò «Società protettrice degli animali contro i mali trattamenti che subiscono dai guardiani e dai conducenti», e prevedeva che i soci portassero con sé un distintivo che li autorizzava ad intervenire a favore di animali maltrattati o abbandonati. Di lì a poco, in diverse città, furono costituite molte altre Società zoofile che si raccolsero, nel 1929, nella «Federazione nazionale fra le società zoofile e per la protezione degli animali».
L'Enpa si occupa di salvare ogni tipo di razza e specie animale abbandonata o maltrattata in Italia: «A Milano c'è la sede più attiva ed è una città che ama gli animali: in molti li soccorrono e ce li portano, c'è una buona sensibilità» spiega Umberto Di Bonaventura, coordinatore responsabile delle relazioni esterne dell'Ente. Purtroppo però si trovano ancora tartarughe, camaleonti o pappagalli per strada, «li comprano da cuccioli e quando crescono si rendono conto di quanto diventino grandi e impegnativi da gestire. Allora li abbandonano».
In sede si trovano tre sale da visita per animali portati da esterni, una sala radiografia, una sala operatoria, una per la degenza dei cani operati e una per i gatti. Un'altra area è dedicata invece ai randagi e ai trovatelli. Dalle cavie, al pappagallo scappato dal negozio, dal camaleonte trovato in zona Garibaldi a Milano, fino a merli, rondoni, altri selvatici, un'oca e numerosi gatti. Tutti hanno un nome («Siamo esperti nel trovarne sempre di nuovi!») e sono conosciuti ad uno ad uno: «Lei è Tim One – racconta una ragazza volontaria indicandomi una micia -. Era epilettica, incontinente e senza una gamba: usava la coda per orientarsi e quindi le abbiamo dato questo nome». Tutti i piccoli ospiti dell'Enpa sono cicatrizzati, zoppi, e ognuno racconta una sua storia. Spesso, quando possibile, i gatti con un carattere più difficile vengono «seguiti» da un'operatrice dello staff per facilitarne l'affidamento. Molte le storie a lieto fine: «Un giorno arriva un cane magrissimo, il padrone non capiva perché. L'abbiamo operato e aveva un ciuccio nello stomaco. Ora è affidato e sta bene». Quindici veterinari e 70 volontari, più lo staff e le persone in amministrazione sono presenti a turno. In cortile incontro Valentina, con un trasportino per un gatto, Rully, cucciolo di due mesi che sta svezzando: «Sono una delle volontarie e mi occupo anche dello svezzamento. Appena arriva in sede un piccolo, lo vengo a prendere e gli dò il latte e quel che gli serve, finchè non impara a mangiare da solo». Solo allora attende adozione. E la vita quindi continua.