Giovanni Battista Ou-Man-T’ang

In Cina, nella provincia dello Shandung, verso la fine del XIX secolo sorse una società segreta detta «Pugni della giusta armonia», i cui membri erano fanatici delle arti marziali e violentemente xenofobi. Gli inglesi, mal traducendone il nome, li chiamarono Boxers. Gli adepti della setta si ritenevano invulnerabili e avevano come scopo lo sterminio della «religione straniera», cioè il cristianesimo. Accusavano i missionari occidentali di «rubare le anime» e, quando potevano, li uccidevano. La stessa sorte infliggevano ai cinesi battezzati. Questi ultimi vivevano per lo più nelle regioni vicine ai porti aperti agli occidentali e non erano pochi: circa un milione e mezzo di cattolici (e sui duecentomila protestanti), attirati dalla carità che i missionari usavano con gli emarginati. Il culmine della caccia al cristiano fu toccato nel 1900, quando i Boxers, contando sulla sostanziale complicità del governo (che sperava di far fare a loro il «lavoro sporco»), credettero giunto il momento di espellere gli stranieri dal suolo cinese. Nella capitale uccisero l’ambasciatore tedesco e attaccarono le sedi diplomatiche a Pechino, che rimasero sotto assedio per quasi due mesi. Occorse una spedizione congiunta delle potenze occidentali (più il Giappone) per domare la rivolta (che godeva dell’appoggio dell’imperatrice vedova). Il martire di oggi, Giovanni Battista Ou-Man-T’ang, viveva nel villaggio di Siao-lu-y. Alla notizia che stavano arrivando i Boxers, si nascose insieme agli altri cristiani nel bosco vicino. Ma i Boxers li trovarono e li decapitarono tutti.