Giovanni di Parma

Sul protettore di Parma le notizie sono non tanto scarse quanto scarne. Questo Giovanni era un canonico della cattedrale di Parma vissuto verso la fine del secolo X. Era già anziano quando il vescovo Sigifredo II lo chiamò a dirigere un monastero appena fondato nelle periferie della città e intitolato a San Giovanni Evangelista. Giovanni fu dunque il primo abate di tale monastero, che governò per sette anni e avviò sul modello della riforma cluniacense. Una sua biografia, redatta da un suo discepolo nel secolo successivo, ne descrive i miracoli. Per la storia-storia, però, gli unici punti fermi sono i seguenti. Giovanni abate partecipò a un concilio provinciale a Ravenna, dove presentò un proprio programma di riforma monastica. Da quest’ultimo si evince l’impegno di Giovanni in funzione antisimoniaca, una delle piaghe del clero di quel tempo. Il santo ebbe stretti rapporti con s. Maiolo, abate di Cluny, che molto probabilmente incontrò in Italia nel 987. Il tempo era quello dell’imperatore Ottone II. Giovanni morì attorno al 990 ma su questa data non c’è unanimità. Dapprima fu sepolto, come d’uso, nel chiostro del monastero. Il vescovo Ugo II, che governò la diocesi dal 1027 al 1044, ne traslò la salma nella nuova chiesa dell'abbazia. Si parla di una sua canonizzazione a opera del papa Gregorio VII ma non è affatto sicuro. Nel 1534 la città di Parma volle l’abate Giovanni come patrono ed è da allora che le sue autorità civili presenziano alla ricorrenza annuale. Le reliquie del santo ebbero altre due solenni traslazioni; l’ultima, nel 1661, nella cappella attuale.