Un girone infernale pieno di nazisti

Lo storico allestimento di Gigi Dall’Aglio ripropone il testo che il drammaturgo ha dedicato alle processi svolti negli anni Sessanta contro i criminali di guerra

Debuttò contemporaneamente in quindici teatri della Germania occidentale e orientale e a Londra il 19 ottobre del ’65. Una data memorabile, destinata a segnare la comparsa sulle scene europee di un’opera dirompente, unica, necessaria quale è L’istruttoria di Peter Weiss, scritta a seguito del processo che si svolse a Francoforte, tra il ’63 e il ’65, contro un gruppo di SS e di funzionari del lager di Auschwitz. Processo durato ben 183 giorni e nel corso del quale il drammaturgo assistette alla testimonianza di 409 persone, tra cui 248 sopravvissuti ai campi di concentramento. Si tratta dunque dell’esempio più alto di teatro documentario che la drammaturgia contemporanea abbia prodotto. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe credere, il testo di Weiss non si attiene al rigido schema del dibattimento processuale, per sua intima natura epico e distanziante. Questi elementi, certo, ci sono, ed è ovvio che richiamino alla memoria Brecht e tutta la solida tradizione di teatro politico fiorita in Germania. È pur vero, però, che la rielaborazione degli scioccanti materiali raccolti a Francoforte prende qui un respiro lirico («oratorio in undici canti» suona il sottotitolo), che colpisce ancora più in profondità, che scuote le coscienze ancora più atrocemente. Non è un caso, d’altronde, che lo storico allestimento italiano firmato da Gigi Dall’Aglio e atteso al teatro India per questa sera («storico» perché il Teatro Due di Parma lo ripropone sui nostri palcoscenici a cadenza regolare ormai dall’84) faccia leva proprio su questi aspetti poetici per costruire un agghiacciante quadro di efferatezze umane che rievoca la crudeltà dell’inferno dantesco e soprattutto la forza barbarica di una tragedia classica cui venga negato, però, qualsiasi epilogo di purificazione. Weiss stesso scrive che qui «accusati e testimoni sono concepiti come coro, le voci isolate sono come corifei di un dramma antico. Mi sono voluto allontanare dal realismo puro». Dell’Aglio (anche interprete) prende dunque in parola gli intenti dell’autore e ci guida in un labirinto di scempi che, modulato su una concezione dinamica dello spazio rappresentativo, ancora oggi inquieta e sconcerta.
Fino al 4 marzo. Info: 06/68400313.