Giudicaele

Alla morte del padre, re di Bretagna, il trono toccò a Giudicaele. Ma nel VII secolo non era raro che un re appena incoronato dovesse difendere il suo diritto con le armi contro altri pretendenti. Fu questo il caso di Giudicaele. Buon cristiano, regnò con giustizia e misericordia. Ma a un certo punto sentì l’attrattiva del chiostro e lasciò il regno al fratello Salomone per seguire le orme di un altro suo fratello, s. Giudoco. Sotto la guida dell’abate s. Mevenno, Giudicaele entrò nel monastero di Gael, dalle parti di Vannes, e cominciò a sottoporsi ad asperrime penitenze. Per esempio, restava immerso nell’acqua gelida in pieno inverno o si seppelliva fino al collo. Il suo abate, però, gli impedì di proseguire con tali sistemi. Verso il 630 morì Salomone e, per scongiurare una guerra civile, fu necessario che Giudicaele tornasse sul trono. Così fece, rassegnandosi alla ragion di Stato. Scelse una donna di altrettanta pietà e la sposò, vivendo nella massima semplicità consentita dalla sua condizione. I due coniugi si diedero alle opere di carità e a costruire chiese e monasteri. Fu Giudicaele a volere l’erezione della grande chiesa di Paimpont dedicata alla Madonna nel luogo esatto in cui i druidi dell’antica religione celtica avevano praticato sacrifici umani. Ma il santo re si accorse ben presto che davvero quella vita non faceva per lui e che la nostalgia della pace del chiostro era troppo forte. Così, d’accordo con la moglie, in un anno imprecisato abdicò e se ne tornò a Gael. Morì verso l’anno 658 e fu sepolto accanto al suo venerato maestro e abate s. Mevenno.