Giuliano di Toledo

Apparteneva a una famiglia ebrea (ma di fede cristiana) di Toledo, città dove nacque verso il 642. Giuliano, insieme all’amico d’infanzia Gudila Levi, si diede allo studio e a una vita quasi monastica. Ma si era nella Spagna visigota e i visigoti erano in gran parte ariani. Giuliano e Gudila si fecero carico della necessità della Chiesa iberica di avere sacerdoti preparati e si disposero alla vita ecclesiastica. Gudila morì giovane e Giuliano proseguì da solo. Fu ordinato sacerdote e nel 680, alla morte del vescovo Quirico, nominato vescovo su indicazione del re Wamba (Toledo era la capitale, allora). Finché fu vescovo gli ebrei poterono godere di tranquillità. Ma cinque anni dopo la sua morte cominciarono quei battesimi forzati in cui i visigoti infelicemente si distinsero. Giuliano presiedette ben quattro concili nella sua città, uno dei quali condannò, su richiesta del papa Benedetto II, l’eresia monotelita (non due, umana e divina, ma una sola volontà, quella divina, in Cristo). Il santo vescovo, subito stimato come padre dei poveri (e non si pensi che a quel tempo fosse una cosa normale, data la nomina statale dei vescovi), dovette occuparsi anche di politica (ecco perché i re si riservavano la nomina dei vescovi, così che anche l’altra autorità in loco fosse in mano a uomini di loro gradimento) e accompagnare Wamba in una spedizione militare contro il conte ribelle Paolo di Narbona. Giuliano scrisse diverse opere - tra cui testi di teologia, di controversia e di storia - che furono molto diffuse per tutto il Medioevo. Morì verso il 690 e fu sepolto a Toledo.