Giulitta e Quirico

I francesi chiamano Quirico «Cirgues» o «Cyr», ed è lui il santo che dà il nome all'accademia militare di St. Cyr. Era figlio di Giulitta ed entrambi vivevano ad Antiochia al tempo di Diocleziano (pare che sia stato il vescovo di Auxerre, Amatore, a portare in Gallia nel IV secolo le reliquie del martire). Giulitta, cristiana e nobile, al tempo della persecuzione scappò ad Iconio col figlioletto Quirico che aveva sui tre anni. Verso il 304 i due vennero arrestati e portati a Tarso davanti al governatore Alessandro. Giulitta, interrogata, si confermò cristiana. Per indurla a compiere il prescritto sacrificio agli idoli venne sottoposta alla tortura della ruota e poi alla flagellazione. Le strapparono il bambino dalle braccia e questi cominciò a urlare di essere cristiano anche lui, scalciando e dibattendosi. Il magistrato stesso cercò di fermarlo ma si beccò uno sputo in faccia e un morso su una spalla. A quel punto, infuriato, Alessandro afferrò Quirico e lo scaraventò giù per la scalinata in cima alla quale stava il suo scranno. Il piccolo rotolò fino in fondo e si spaccò la testa. Morto lui, anche la madre andò incontro al martirio come cristiana. La loro storia colpì molto la fantasia dei cristiani e fece il giro del mondo. Soprattutto Quirico, eroico bambino, ebbe molte chiese a lui dedicate in tutta la cristianità e fu scelto come patrono di Nevers. Si narra che Carlo Magno sognò un giorno di venire aggredito da un cinghiale: lo salvò un bambino, che in cambio gli chiese i suoi abiti. Carlo allora fece restaurare il duomo di Nevers e lo dedicò a s. Quirico.