Giustino De Jacobis

Settimo di quattordici figli, nacque nel 1800 a San Fele, in quel di Potenza. Entrò nella Congregazione della Missione (fondata da s. Vincenzo Depaul) a Napoli e fu ordinato sacerdote a Brindisi nel 1824. Dopo essersi prodigato per le vittime del colera di Napoli nel 1836, chiese di andare missionario in Etiopia. La sua nave sostò a Malta e qui, mentre celebrava la messa, tutti i presenti videro alto sul suo capo un luminosissimo Gesù Bambino. Sbarcato a Massaua, operò in Abissinia, nel Tigré, ad Adua e a Guala. Fondò un seminario e nel 1841 portò dal papa Gregorio XVI un gruppo di notabili abissini, che poi accompagnò in Terrasanta. Nel 1849 il vicario apostolico dei Galla, monsignor Massaia, lo consacrò vescovo di Nilopoli e primo vicario apostolico dell’Abissinia. Il De Jacobis ordinò alcuni sacerdoti locali, tra cui Abba Ghébre Michael, un ex monaco copto e «primo dottore» dell’Amhara fattosi cattolico. Ma tutto ciò non fece che maggiormente invelenire il clero copto nei suoi confronti. Il vescovo copto Abuna Salama aizzò il re Teodoro contro il De Jacobis, raccomandando tuttavia che non venisse ucciso per non farne un martire. Così, il vescovo italiano e i sacerdoti che aveva personalmente ordinato furono arrestati e gettati in carcere. Abba Ghébre Michael morì sotto le frustate. Il Nostro e gli altri subirono trattamenti analoghi. Il De Jacobis fu liberato come richiesto da Abuna Salama e cacciato via. Morì per strada, sulla nuda terra nella infuocata zona di Eidelé, nella valle di Alighedé, nel 1860. La sua salma fu sepolta a Hebò, dove ancora oggi si trova.