La globalizzazione nel mirino di 11 fotografi

Tra nuove povertà e vecchi sogni, ecco come i fotoreporter raccontano le trasformazioni economiche e sociali

Ariela Piattelli

La fotografia racconta un momento, un istante, eppure dietro a essa c’è sempre una storia di vita: il fotografo può cogliere questa storia, rintracciare i segni che questa ha lasciato, e finalmente raccontarla con un solo scatto.
«Storie della Globalizzazione» è il titolo della mostra fotografica che sta girando il mondo (Austria, Stati Uniti, Bangladesh, Egitto), e che adesso viene ospitata, fino al prossimo 11 giugno, presso l’ala Mazzoniana della Stazione Termini.
Il fotografo di origine svizzera Daniel Schwartz ha affidato il mandato a dieci fotografi di fama internazionale (come Tim Hetherington, Andreas Seibert, Thomas Kern e Philip Jones Griffiths) di realizzare altrettanti reportage sui più evidenti cambiamenti che il fenomeno della globalizzazione ha portato in diversi Paesi.
L’indagine dei fotografi è partita dalla differenza di sviluppo tra il Primo e il Quarto Mondo. Il risultato del progetto sono più di duecentoquaranta immagini che rappresentano una sorta di taccuino di viaggio, di diario della globalizzazione, soprattutto dei suoi aspetti meno noti.
Tim Hetherington, ad esempio, è andato a fare il suo reportage in Angola, Sierra Leone, Liberia e Kenia: la crisi umanitaria, economica, i conflitti sociali sembrano attanagliare le popolazioni, eppure Hetherington riesce a immortalare la speranza, i progetti dei ragazzi per il loro futuro, una via d’uscita forse esiste, e questa può essere lo sport. O meglio il gioco del pallone. Proprio come lo è per tanti bambini occidentali. È così che un bambino a Kuito, in Angola, si mette in posa stingendo nelle mani la sua unica ricchezza e prospettiva, un pallone «fatto in casa» con brandelli di stracci.
Ma la povertà nel mondo non è soltanto quella di carattere economico. Il belga Stephan Vanfleteren ha fotografato le nuove forme di povertà nel cosiddetto Primo Mondo, proprio nel suo Paese, in Belgio: l’assenza di contatti umani, la solitudine dei soggetti, si colgono nei loro sguardi rivolti all’obiettivo. Di queste persone Vanfleteren, nelle didascalie, rivela soltanto il nome, mentre le fotografie ne raccontano la storia.
Shehzad Noorani ci riporta al Quarto Mondo, in Nepal, India e Bangladesh. La criminalità organizzata in questi Paesi ha reso i bambini le vittime principali: lo sfruttamento, la prostituzione minorile, il dilagare delle malattie, la fame sono i fenomeni su cui si concentra l’obiettivo del fotografo, che ha intitolato la sua esposizione «Infanzia rubata».
Il viaggio fotografico continua, e arriva vicino a noi, in Francia, nella banlieue parigina: Bertien Van Manen mette a fuoco la città satellite della metropoli, diventata punto di incontro di nuove minoranze. Cina, Stati Uniti, Bosnia, Nigeria e Brasile, sono gli altri Paesi in cui questi grandi fotografi, autori e mediatori di storie, hanno «scritto» pagine e pagine del diario della globalizzazione. Ingresso libero.