Il governo eritreo vieta l'infibulazione

Nairobi – Viene praticata in molte società tribali dell’Africa, del Sud della penisola araba e del Sud Est asiatico: è l'infibulazione. Con tutti i conseguenti rischi per la salute psicofisica delle donne. Sono 140 milioni quelle che ogni anno subiscono l’escissione (l'asportazione del clitoride) o l’infibulazione (la chiusura della vagina), sia che siano musulmane o cristiane. La decisione del governo eritreo di proibire la mutilazione genitale femminile rappresenta un importante passo verso l’emancipazione delle donne. In Eritrea circa il 90% delle donne è vittima di questa pratica che, come sottolinea un comunicato del ministero dell'Informazione eritreo, "oltre a rappresentare un grave rischio per la salute delle donne, mettendone in pericolo la vita, causa loro enorme dolore e sofferenza". Secondo quanto dichiarato dal ministero, la misura, entrata in vigore il 31 marzo e con effetto retroattivo, prevede che "chiunque richieda, inciti o assista alla pratica dell'escissione e non informi rapidamente le autorità sarà passibile di ammenda o della pena della prigione".

Morgantini: legge da applicare con rigore La messa al bando delle mutilazioni genitali femminili da parte del governo dell'Eritrea "è una grande notizia" che "rallegrerà le migliaia di donne che rischiano, ogni giorno e da anni, di vedere soppressa la propria libertà di espressione e sessuale. Mi auguro che il governo eritreo faccia tutto quanto in suo potere per ottenere la piena applicazione di questa legge". Lo afferma il vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini, sottolineando alla stesso tempo che "la situazione dei diritti umani in Eritrea presenta ancora molti lati oscuri, a cominciare dalla tortura e persecuzione degli oppositori politici e della stampa indipendente". 

Muscardini: petizione al parlamento europeo La decisione del governo eritreo di vietare la pratica delle mutilazioni genitali femminili rappresenta "un enorme passo avanti". Lo scrive in una nota Cristiana Muscardini, presidente del gruppo Uen dell'assemblea europea. "Nei giorni scorsi - continua la responsabile per le politiche comunitarie di An - ho dato vita a una raccolta di firme per una petizione al Parlamento europeo, che ha già trovato molti firmatari, tra cui il sindaco di Milano Letizia Moratti, Lilli Gruber e il vice presidente del Parlamento europeo Mario Mauro". Un'iniziativa volta a proibire "su tutto il territorio dell'Unione europea ogni tipo di mutilazione genitale femminile, compresa l'infibulazione soft, detta anche puntura alternativa".

Un problema anche italiano In Lombardia sono circa trecento le donne immigrate vittime di mutilazioni genitali femminili. Un dato preoccupante e incerto. Questo tipo di mutilazioni, non essendo una patologia, vengono rilevate dagli operatori sanitari solo in caso di problemi, per esempio in occasione del parto. "I motivi per cui alcune culture praticano l'infibulazione sono diversi - spiega Francesco Sincich, di Medici Senza Frontiere - dalla protezione della fertilità, all'idea di abbassare il desiderio sessuale femminile, alla protezione del nucleo familiare". Sincich conclude suggerendo "di aiutare le associazioni che operano nei territori d'origine, senza invadere la sensibilità di questi paesi. Non hanno nemmeno bisogno di tantissimi soldi: è sufficiente ad esempio incentivare l'alfabetizzazione, perché le donne possano essere informate sui rischi dell' infibulazione, e comincino così a essere sensibilizzate".