Il governo non parte sui «treni del silenzio»

Uomo della Provvidenza di sicuro no. Ma Romano Prodi può essere considerato a buon diritto uomo della previdenza. L’ultima sua bella pensata è stata quella di istituire un commissario straordinario per le persone scomparse. Un’idea anche pro domo sua. Perché a ogni brutta figura, a ogni promessa non mantenuta, vorrebbe nascondersi per la vergogna. E per ritrovare un soggetto smarrito come lui, che sempre più spesso si rintana a Palazzo Chigi per non essere fischiato, un commissario ad hoc può essere molto utile. L’ennesima promessa di marinaio è presto detta. Il 9 giugno avrebbero dovuto essere predisposte sui treni carrozze «del silenzio» al fine di permettere ai viaggiatori di leggere o riposare senza essere disturbati dagli squilli dei telefonini e dalle conversazioni a voce alta. Invece tutto è rimasto come prima. In barba alle tante assicurazioni di esponenti del governo.
Il deputato di Forza Italia Enrico Costa, figlio d’arte, il 6 luglio dell’anno scorso presenta un’interrogazione al ministro dei Trasporti per sapere se non intenda intervenire presso Trenitalia affinché sia dato seguito all’indagine di mercato delle Ferrovie dello Stato sull’introduzione di specifiche carrozze dove chi intenda leggere o riposare non sia disturbato dai chiacchieroni e dall’uso indiscriminato dei telefoni cellulari. Indaffarato in permanenza con se stesso, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è degnato di rispondere, bontà sua, solo il 29 gennaio. Per forza. È professore universitario, e costoro sono uomini come tutti gli altri ma non lo sanno. È responsabile scientifico di una infinità di ricerche urbanistiche. È autorevole sodale del segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto. E porta la barba come il Padreterno.
Ora, siamo giusti, un innamorato di Fidel Castro come lui non può avere il tempo per quisquilie come quelle che appassionano il giovane Costa e un’infinità di viaggiatori senza pace. Nella sua tardiva risposta il ministro è costretto a riconoscere che le Ferrovie hanno fatto come i gamberi: sono indietreggiate di continuo. Dapprima l’uso dei cellulari era consentito solo nei corridoi e nelle piattaforme delle vetture. Ora invece il capotreno si limita a ricordare - figurarsi - di abbassare la suoneria per non arrecare disturbo agli altri viaggiatori. Ma nulla vieta agli screanzati, ci mancherebbe, di rompere i timpani al prossimo con conversazioni ad alta voce. Circa le carrozze «del silenzio», il ministro Bianchi fa poi dell’umorismo involontario quando afferma che le Ferrovie ci stanno pensando su.
Il ministro forse ignora che da un decennio le Ferrovie approfondiscono la questione senza cavare un ragno dal buco. In una precedente vita, quando ero deputato al Parlamento, presentai il 20 ottobre 1997 un’interrogazione al ministro dei Trasporti che ebbe larga eco. Intendevo sapere se non ritenesse opportuno adottare misure atte a predisporre carrozze «del silenzio». Tanto più, aggiungevo, che l’istituzione di carrozze distinte per fumatori e non fumatori si era rivelata estremamente positiva anche per chi, come il sottoscritto, allora fumava come un turco. Nella seduta della Camera del 19 marzo 1998 il sottosegretario Giuseppe Soriero, premesso che avevo sollevato un problema di «grande civiltà», alzava le mani in segno di resa. Rilevava infatti che chi cerca riservatezza può prenotare saloncini riservati, sorvolando sul fatto che già allora costavano un occhio della testa, e che la questione sarebbe stata approfondita. Con i bei risultati che sappiamo. Anche allora l’inquilino di Palazzo Chigi era Romano Prodi. Questo novello Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore che, nel disperato tentativo di schivare gli ostacoli, ha eretto la tecnica del rinvio ad arte di governo.
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