Una grande asta con vip e politici per la ricerca del San Raffaele

Oltre 250 persone nei saloni del Museo della Scienza e della Tecnica per
un contributo al centro urologico diretto da Francesco Montorsi

Alimentare la ricerca e raccogliere fondi per proseguire il lavoro nei laboratori. È stato questo lo scopo del gran galà organizzato dall’associazione Amici di Uri al museo della Scienza e della tecnica per sostenere l’istituto di ricerca del dipartimento di urologia del San Raffaele. Una raffinata cena, curata dagli chef Alfonso Caputo, Michelina Fischetti e Alfonso Iaccarino, ha fatto da accompagnamento a un’asta silente: offerte e rilanci fatti senza alzata di mano nè cifre sbandierata ad alta voce ma con un telecomando. In palio oggetti ed esperienze assolutamente originali: un albero di Natale allestito a domicilio, un ritratto fotografico personalizzato, una cena romantica al castello di Marne (Bergamo), una mattinata assieme allo chef Davide Oldani, una «comparsa» tra i personaggi del prossimo fumetto prodotto dalla casa editrice di Sergio Bonelli.
Al galà hanno partecipato 250 persone, tra cui il ministro Ignazio La Russa, con la moglie Laura, l’economista Francesco Giavazzi, lo stilista Elio Fiorucci. I fondi raccolti serviranno a finanziare la ricerca dei medici del San Raffaele. «Il nostro obbiettivo - spiega Francesco Montorsi, direttore della ricerca urologica - è arrivare ad avere una cinquantina di ricercatori entro la fine del 2011. Ad oggi siamo in trenta. Due ricercatrici, che erano andate a lavorare a Berna e ad Innsbruk, sono tornate nei nostri laboratori, dove la ricerca viene svolta a livelli molto alti». Il lavoro è tanto, tantissimo e i soldi non bastano mai. Il costo annuale per mandare avanti il centro di ricerca si aggira attorno ai 4 milioni di euro. Per questo è nata l’associazione Amici dell’Uri, una onlus che raccoglie fondi da canalizzare ai laboratori. «È un comitato di signore scatenate - continua Montorsi - che hanno organizzato il galà ed hanno portato al museo della Scienza e della tecnica tre grandi chef per aiutarci».
Il centro di ricerca del San Raffaele sta lavorando su vari progetti. Obbiettivo: risolvere le numerose patologie urologiche che colpiscono sempre più uomini e donne: dal tumore alla prostata all’incontinenza, dall’infertilità di coppia al tumore all’apparato urinario. «Puntiamo a prevenire i numerosi disturbi urologici - puntualizza Patrizio Rigatti, direttore del dipartimento di Urologia del San Raffaele -. Stiamo studiando per trovare le soluzioni più sofisticate nell’ambito della ricerca clinica. I pazienti che stanno male chiedono risultati e soluzioni ed è nostro compito dare delle risposte. Per questo la ricerca deve essere applicata e non fine a se stessa. Tanti pazienti, soprattutto le donne, arrivano addirittura al suicidio perché non riescono più a convivere con i disturbi funzionali e con i dolori che non danno tregua. La ricerca serve a prevenire tutto questo».
Il motto dell’Uri resta quindi uno ed uno solo: la ricerca di base non deve restare chiusa nel suo mondo ma deve essere messa al servizio immediato dell’ammalato.