Gregorio Frackowiak

I lettori ormai sanno che, quando ne cade la ricorrenza, vengo segnalando i cento e otto martiri polacchi della seconda guerra mondiale beatificati da Giovanni Paolo II nel 1999 e ricompresi sotto il nome del vescovo di Plock, Anton Julian Nowowiejski. Oggi tocca a Gregorio Frackowiak, religioso verbita del convento di Gorna Grupa, di anni trentadue. Fu arrestato nel 1942 e giustiziato a Dresda nel maggio 1943. Era entrato nella Società del Verbo Divino nel 1930, a diciannove anni, e solo nel 1938 aveva fatto la professione solenne. La Gestapo lo prelevò dal suo convento e lo portò in Germania, dove venne processato e condannato. La sentenza di morte fu eseguita con lo strumento in uso nei tribunali tedeschi, la ghigliottina. Ed è singolare che il Reich «millenario» hitleriano, così efficiente e tecnologicamente avanzato, avesse conservato quel cimelio dei tempi dell'invasione napoleonica, la «vedova» giacobina, custode dell'«eguaglianza»" (nel senso che riduceva tutti alla stessa misura). Hitler, com'è noto, era uno sfegatato ammiratore di Napoleone, di cui si considerava il miglior discepolo. Infatti, quando si recò a Parigi per ricevere la resa della Francia, la tomba del Corso fu l'unico monumento che volle visitare. Pur in tempi di esperimenti atomici, di aerei a reazione, di radar, radio, telefoni, mitra, quell'antico marchingegno giacobino rimase in uso nella Germania nazista per ablare i reprobi. Ed era forse il miglior simbolo per indicare la diretta discendenza da quella madre di tutti i totalitarismi ideologici che fu la Rivoluzione francese del 1789.