Guerra Schumi-Barrichello nel regno di Raikkonen

Sorpasso scatena Rubinho. Ralf: «A volte mio fratello non accende il cervello...»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Montecarlo

Nell’imbarazzante alchimia di formule e strategie e computer che tutto governa il mondo che corre a trecento all’ora, ci può anche stare che nel giorno in cui si racconta del nuovo, frustrante, tonfo Ferrari, il medesimo tonfo possa anche apparire ai diretti interessati persino positivo. Ci sarebbe da pizzicarsi per il non credere, perché Michael Schumacher è giunto settimo e Barrichello ottavo, tre punti che in altri tempi sarebbero stati impresentabili, eppure la Rossa, a giudicare dalla parole di Schumi, è sembrata uscire quasi rinfrancata dal campo minato di Montecarlo (dove non vince dal 2001). «È ormai ovvio che, se avessimo avuto delle buone qualifiche come in Bahrein e a Imola, visto il nostro ritmo di gara, anche qui avremmo lottato per la vittoria», dice infatti il tedesco.
Vero, ma vero anche che gli altri volano e che sulla Rossa persiste una perturbazione di iella consistente. Basti pensare che dopo il doppio cedimento di gomme in quel di Barcellona, si è materializzata ieri la Minardi di Albers intraversata a bloccare Coulthard tamponato a sua volta da Schumi poi costretto a perdere un giro per cambiare l’alettone. Il resto l’ha fatto la safety car e la proverbiale sfortuna di Barrichello, al quale si è spento il motore al pit stop, innervosendo il brasiliano che è poi ripartito a fulmine infrangendo ogni limite di velocità; da qui la penalità del drive through (entrare e uscire dalla pit lane). «Senza tutti questi problemi saremmo stati molto più avanti - sottolinea Schumacher - perché i tempi nostri erano quelli della McLaren di Raikkonen». A riprova, è arrivato anche il miglior giro della gara per il tedesco.
Ma ci sono un paio di problemi. Il primo: i tempi li abbiamo visti, ma abbiamo anche visto che Raikkonen e la McLaren erano avanti anni luce, capaci di oscurare Alonso e Fisichella traditi dalle gomme, con lo spagnolo leader del campionato costretto ad accontentarsi del quarto posto («va bene così, visti i problemi», dirà) e Briatore franco ad ammettere: «È stato per noi un week end sportivamente tragico, abbiamo sbagliato gomme per cui 5 punti vanno benissimo. Bravi gli altri, hanno lavorato meglio di noi». In effetti, il finlandese non ha vinto il Gp di Montecarlo, l’ha dominato, infischiandosene persino della safety car e dell’opportunità offerta – visto che stava davanti – di rabboccare con un pit stop lampo per variare la strategia. Per la verità, più tardi rivelerà di essere rimasto in pista anche perché con il box non si era capito: «D’altra parte eravamo talmente veloci e carichi di benzina che abbiamo pensato di lasciar perdere la sosta... Vincere qui è speciale, ma in fondo, sempre di 10 punti si tratta... ed è ciò che più conta. La prossima corsa, domenica al Nürburgring? S’adatta bene a noi. Ormai andiamo forte su tutti i circuiti, voglio vincere ovunque perché non ho mai avuto una macchina così. Credo che oggi sia la migliore».
Il secondo problema in casa Ferrari è invece la polemica fra i due piloti. Giro 67, ne mancano undici alla fine: Raikkonen è lontano, dietro di lui Alonso, Heidfeld e Webber combattono fra loro (avrà la meglio il duo Williams) intanto i due ferraristi stanno tirando un sospiro di sollievo per i tre punti racimolati. Giro 78, l’ultimo, arriva la chicane dopo il tunnel, arriva Barrichello incollato a Ralf Schumacher che allarga un poco per evitarlo e Schumi s’infila all’interno. Di più: cannibale Schumi tenterà lo stesso sul traguardo, sempre all’interno, ai danni stavolta del fratello, ma non gli riuscirà. Risultato? Un punto guadagnato e forse un buon rapporto un filo rovinato. «Non esiste che un campione del mondo si comporti come uno alla prima gara, abbiamo rischiato di autoeliminarci», saranno le parole sacrosante di Rubinho. «Ho visto uno spazio e mi ci sono infilato, non mi è parso rischioso», sarà la difesa un po’ meno sacrosanta di Michael. «A volte mio fratello dimentica di accendere il cervello», sarà invece il commento poco fraterno del piccolo Ralf.