Guerra sotterranea nella Margherita capitolina decimata dal voto politico

Sacrificati gli «uscenti» del Consiglio comunale

Luca Rocca

Un terremoto politico a un mese dalle elezioni non è mai un buon viatico per avere successo, ma se si verifica ugualmente è perché, evidentemente, è stato impossibile evitarlo. Epicentro dell’evento è la Margherita romana. La causa scatenante, secondo quanto è dato sapere, è il magro bottino di voti raccolto dal partito di Francesco Rutelli alle elezioni del 9 e 10 aprile, soprattutto nella capitale. O almeno questa sarebbe la scusa ufficiale.
Questi i fatti secondo le nostri svariate fonti. Roberto Giachetti, segretario cittadino e fedelissimo di Rutelli, avrebbe approfittato del 9 per cento raccolto dai Dl a Roma, per chiedere ai consiglieri comunali del suo partito di farsi da parte in vista della prossima competizione elettorale di maggio. Un modo per punire il loro presunto scarso impegno nella recente battaglia politica
Ma questo è solo il motivo ufficiale, a cui peraltro credono in pochi. In effetti è difficile capire, ragiona qualcuno, perché punire i consiglieri comunali per un insuccesso elettorale e lasciare fuori dalle critiche proprio il segretario del partito che, in teoria, dovrebbe essere il maggiore responsabile della disfatta. E infatti il vero motivo potrebbe essere proprio questo.
Giachetti, a quanto si apprende, vorrebbe approfittare della situazione per eliminare dalla scena politica Luca Giansanti, Francesco Smedile e Luigi Berliri, tutti consiglieri comunali troppo vicini a Enrico Gasbarra, prodiano presidente della Provincia e avversario di Rutelli. Prova ne è, sostengono sempre le stesse fonti, che il segretario lascerebbe inspiegabilmente al suo posto il capogruppo dei consiglieri, cioè Luca Nitiffi, uno dei pochi consiglieri lontano da Gasbarra e non distante da Giachetti.
In molti, infatti, trovano poco logico punire i consiglieri e lasciare al suo posto colui che li guida (anche se, nessuno lo nega, Nitiffi è entrato in carica come capogruppo solo da pochi mesi ed è stato scelto perché rappresentava un buon punto d’equilibrio per tutti). Se a ciò si aggiunge che i rimanenti consiglieri comunali della Margherita non avrebbero intenzione di ricandidarsi, il gioco è fatto.
Giachetti avrebbe così eliminato tutta la classe dirigente del partito, spianando la strada ad alcuni fedelissimi, fra i quali Giulio Pelonzi, vicino a Fabio Ciani, assessore regionale alla Mobilità, ed Eugenio Patanè, seguace del consigliere regionale Mario Di Carlo.
E il segretario regionale del partito, Giorgio Pasetto? Starebbe interpretando alla perfezione il ruolo di Ponzio Pilato. Ma perché, si chiedono in molti, scatenare una guerra civile a pochi giorni dalle elezioni?
La risposta appare piuttosto semplice. I rutelliani, guidati da Giachetti, sanno bene, come hanno dimostrato le elezioni regionali dell’anno scorso e i risultati del 9 e 10 aprile nei municipi romani, che i suoi avversari interni sono elettoralmente molto forti. Il rischio, dunque, è che siano proprio questi, nelle elezioni comunali di maggio, ad avere la meglio sui fedelissimi del presidente nazionale del partito. L’unica soluzione è farli fuori in anticipo, a qualunque costo. Questa, secondo le indiscrezioni, sarebbe in realtà la volontà dello stesso Rutelli, che cerca così di difendersi dagli attacchi provenienti dall’interno del partito a causa dello scarso risultato ottenuto a livello nazionale.
La poltrona di Rutelli, infatti, non sarebbe più stabile come prima del voto, e così il leader della Margherita avrebbe deciso di agire d’anticipo con cinismo per mantenere una forte presa sul partito romano, che rappresenta la sua unica vera roccaforte. Almeno fino a oggi.