Guerra di spie, Mosca si vendica con Londra

Mosca usa il bastone e la carota nella vicenda Litvinenko. Ieri ha risposto alle misure diplomatiche annunciate lunedì da Londra, che si era rifiutata di estradare l’uomo d’affari russo Andrei Lugovoi, con un provvedimento simmetrico. Ha consegnato all’ambasciatore britannico nella capitale russa una nota ufficiale che dichiara persone non gradite quattro membri dello staff dell’ambasciata, «che devono lasciare la Russia entro dieci giorni».
Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Mikhail Kaminin, ha inoltre annunciato che i funzionari russi «non chiederanno visti britannici, mentre le richieste di visto del governo britannico non saranno prese in considerazione».
Le misure di Londra, afferma ancora Kaminin, rendono «impossibile sviluppare la cooperazione antiterrorismo tra Russia e Gran Bretagna». E l’effetto sarà l’interruzione dei rapporti tra i servizi segreti dei due Paesi nella lotta contro il terrorismo e il blocco del reciproco scambio di dati e informazioni.
D’altro canto, però, il leader del Cremlino, Vladimir Putin, rompendo il silenzio sulla vicenda, ha intenzionalmente smorzato i toni della vicenda dicendosi certo che i due Paesi, ispirandosi al buon senso e al rispetto degli interessi legittimi, «supereranno» questa «mini crisi».
La reazione russa di ieri è arrivata in una situazione di rapporti bilaterali sempre più deteriorati, dopo le notizie di martedì su una presunta violazione dello spazio aereo britannico da parte di bombardieri russi e, in particolare, dell’arresto di un sicario incaricato di uccidere il magnate russo Boris Berezovski, riparato a Londra nel 2000 dopo essere entrato in rotta di collisione con il Cremlino.
Il neo-ministro degli Esteri britannico, Davide Miliband, ha reagito definendo le contromisure russe «completamente ingiustificate», dopo che aveva incassato tra martedì e ieri la solidarietà della presidenza di turno portoghese dell’Unione Europea e del segretario di Stato americano Condoleezza Rice. La solidarietà europea, potrebbe tra l’altro danneggiare i rapporti tra Ue e Mosca, se venisse manifestata «in modo selettivo solo verso il nostro Paese», come ha ammonito Vladimir Cizhov, il rappresentante permanente della Russia presso le istituzioni europee.
Ma anche Kaminin, dopo Putin, ha gettato acqua sul fuoco, sottolineando come la risposta di Mosca sia stata «mirata, equilibrata e minimamente necessaria», dopo la «consapevole scelta di Londra di aggravare le relazioni bilaterali». «Il governo laburista è guidato da tutto tranne che dal buon senso e dal pragmatismo tipicamente britannico, ma sono convinto che alla fine il buon senso prevarrà e che le relazioni russo-britanniche saranno liberate da circostanze artificiose e gravose, come le speculazioni interne britanniche o la spinta a giocare la carta russa nella politica europea o euro-atlantica», ha osservato Kaminin.
Anche per la maggior parte degli analisti, da Gleb Pavloski a Serghei Markov, quella russa è stata una contromossa «moderata», «speculare», «la minima possibile», per non compromettere relazioni che hanno anche un forte risvolto economico-finanziario, dato che la Gran Bretagna resta il primo investitore straniero in Russia.
Il quotidiano Izvestia aveva già previsto nei giorni scorsi che Londra e Mosca avrebbero «litigato malvolentieri», costrette a mosse obbligate in contesti politici interni dove rispettivamente un leader appena insediato come Gordon Brown ha bisogno di acquistare consensi, e uno in partenza come Putin vuole mantenerli per consegnarli in dote al suo successore.
«Bisogna ponderare le proprie azioni, e rispettare con il buon senso i diritti e gli interessi dei propri partner, allora la situazione migliorerà e la mini-crisi verrà superata», ha detto Putin a Saransk, nell’ovest della Russia, dopo un incontro con il presidente finlandese Tarja Halonen e con il premier ungherese Ferenc Gyurcsany.