Ha sbagliato il rigore mondiale: l’interista Wome quasi linciato

Casa e negozio saccheggiati dagli ultrà. Per tirare aveva rubato la palla a Eto’o

La doppia faccia dell’Africa, quella che esulta e che proclama la festa nazionale per il mondiale conquistato, come Togo e Angola o come la Costa d’Avorio che ai giocatori ha regalato una casa (valore 45.000 ) e un titolo di “cavaliere” e quella invece, del Camerun, che trasforma in violenza il sogno rincorso nell’ultimo quadriennio. Perché quello capitato in Camerun al difensore dell’Inter Pierre Wome ha dell’incredibile: villa saccheggiata, macchina distrutta, negozio della moglie devastato e il giocatore costretto a fuggire in Europa sotto scorta per evitare pesanti rappresaglie nei suoi confronti. Incredibile, ma vero, perché questo è il prezzo che Wome ha dovuto pagare dopo avere fallito sabato scorso al 95’ il rigore che avrebbe qualificato i «Leoni indomabili» del Camerun e che ha invece mandato in Germania la Costa d’Avorio. Perché a Yaounde è andato in scena un vero dramma, col Camerun fermato sull’1-1 dall’Egitto ormai eliminato e Wome che toglie il pallone di mano a Eto’o per battere il penalty e spedire il pallone sul palo, facendo schizzare via contemporaneamente il quinto mondiale consecutivo del Camerun.
«Perché Wome ha tirato il rigore? Perché mi ha detto che si sentiva che avrebbe fatto gol», confessa lo sconsolato Eto’o. «Avevo già il pallone in mano, ma Pierre me l’ha preso, ben convinto di mandarlo in rete. Sono profondamente triste per il mio Paese e per me stesso». E la rabbia dei tifosi non s’è fatta attendere, esplodendo dopo la fine della partita. Stando a quanto dichiarato da un cugino del difensore interista «bande di giovani, che pensavano di trovare Wome nella sua abitazione nel quartiere di Nsam, hanno razziato la casa di famiglia, portando via qualsiasi cosa trovassero, hanno danneggiato irreparabilmente la sua Mercedes e se la sono addirittura presa con l’esercizio commerciale della moglie, devastandolo». Il ministero dello Sport camerunense ha dovuto mettere a punto un piano ad hoc per evitare che il calciatore fosse aggredito dai suoi connazionali. Wome, nella prima mattinata di domenica, è stato scortato all’aeroporto da una macchina della polizia in borghese ed è stato imbarcato sul primo volo disponibile per l’Europa. «Sono sconvolto», ha dichiarato Wome quando è atterrato a Parigi (oggi sarà ad Appiano per riprendere gli allenamenti). «Sconvolto e deluso, perché una reazione del genere non me la sarei mai aspettata. Ero così sicuro di fare gol e felice di andare ai mondiali che quando ho visto il pallone schizzare sul palo, non volevo crederci. Un sogno che si è trasformato in incubo».
Wome si dispera, giganti come Camerun, Nigeria (resta a casa anche Martins), Sud Africa e Senegal crollano e allora a gioire sono le comparse (almeno fino a sabato scorso) come Togo, n. 54 della lista Fifa e Angola, oltre il centesimo posto. Il presidente del Togo, Faure Gnassingbe, ha decretato la festa nazionale per la storica qualificazione e oltre 20mila persone hanno festeggiato a Lome, nello stadio Kegue, i giocatori rientrati dalla vittoriosa trasferta di Brazzaville, in Congo.
A piangere di gioia ci hanno invece pensato i 300 tifosi che hanno accompagnato l’Angola vittoriosa in Ruanda con il bomber Akwa che ha fatto grandi promesse: «Siamo tutti un po’ brasiliani e vorremmo continuare il nostro sogno. Così come vogliamo imitare i nostri connazionali del basket che alle Olimpiadi di Barcellona 1992 ebbero la fortuna di sfidare il Dream Team di Jordan, Johnson e Bird». Festa popolare anche in Angola, con i tifosi impazziti per le strade e il presidente Eduardo dos Santos che ha stanziato un premio di 150.000 dollari per i giocatori.