Habemus Papam: a S. Giovanni in mostra i segreti dei conclavi

È una mostra affascinante e insolita «Habemus Papam, le elezioni pontificie da San Pietro a Benedetto XVI». Come inconsueto è il luogo che la ospita, l’appartamento di rappresentanza del Palazzo del Laterano, l’antico Patriarchio, dimora ufficiale dei pontefici fino all’esilio avignonese. Affascinante perché rivela aspetti segreti del cerimoniale; insolita perché molti degli oggetti esposti non sono mai usciti dall’Archivio Segreto Vaticano e dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Sono esposti oggetti preziosi e carichi di significati spirituali come l’Evangelario rosso sfogliato dal vento posto sulla bara di Giovanni Paolo II o la croce pastorale a cui sembrava aggrapparsi il papa polacco. Oggetti preziosi come il Triregno, tempestato di gemme di Pio IX, o gli arazzi della Manifattura Barberini con la vita di Urbano VIII. Oggetti desueti come i flabelli con piume di struzzo e di pavone aboliti da Paolo VI. Curiosi come la stufa in cui vengono bruciate le schede dell’elezione, o le chiavi del conclave affidate al Maresciallo di Santa Romana Chiesa. L’ultimo è stato Sigismondo Chigi. O come le schede elettorali (in mostra quelle del conclave del ’39), che con un ingegnoso sistema di piegatura del foglio garantiscono la segretezza del voto e la possibilità di controllare che il papa eletto non abbia votato per se stesso. La rassegna, curata dal direttore dei Musei Vaticani Francesco Buranelli col sostegno della Provincia di Roma e del Centro Europeo del Turismo di Giuseppe Lepore (fino all’8 aprile 2007, catalogo De Luca), punta l’obiettivo sul periodo di «Sede vacante» affidata al Camerlengo che governa la Chiesa, organizza il Conclave (da cum clave, luogo di riunione in clausura e assemblea), «spezza» simbolicamente l’anello del pescatore e annulla il sigillo. La rassegna ricostruisce la storia del Conclave con documenti, incisioni, stampe, sculture, dipinti, oggetti liturgici, rare foto degli inizi del Novecento, indugiando sui Papi che hanno inciso di più sulla codificazione del rituale. Di grande interesse le piante del Conclave con le celle tutte uguali, tirate a sorte e l’elenco dei cardinali che le occupavano. Un disegno inedito del 1769 mostra la pianta della cella del Cardinal Pirelli con tutti i particolari. Fin dal Medioevo la Chiesa tende a colmare il vuoto creato dalla morte del Papa elaborando un proprio cerimoniale, ispirato a quello imperiale. Nel 1059 Niccolò II limita l’elezione ai soli cardinali, un secolo dopo si stabilisce la maggioranza di due terzi e Pietro Ameil alla fine del Trecento regolamenta riti e funzioni. Se all’inizio l’elezione avviene per acclamazione, dopo il ritorno da Avignone diventa Roma la sede definitiva del Conclave e il Palazzo Apostolico il luogo più sicuro. Prima il Papa era eletto là dove moriva il predecessore. Il più lungo e famoso della storia, 33 mesi, è il conclave di Viterbo del 1271 che elegge Gregorio X. Perché si decidano viene scoperchiato il tetto. La prima sezione della mostra è dedicata al passo di Matteo con le parole di Cristo a Pietro, «roccia», a cui consegna le «chiavi» del regno dei cieli. È il primato di Pietro rappresentato nei sarcofagi paleocristiani circondato dagli apostoli e nei vetri a foglia d’oro insieme a Paolo, concordia apostolorum. Le altre sezioni sono dedicate al rituale funebre, alla struttura del conclave, alla cerimonia dell’elezione, dell’incoronazione e della presa di «possesso» da parte dell’eletto. Dal Vaticano alla Cattedrale di Roma, lungo la via Papalis, fra archi di trionfo, bagni di folla, girandole e generose distribuzioni di vino. Palazzo Apostolico Lateranense, ingresso atrio della Basilica di S. Giovanni. Da lunedì a sabato dalle 9 alle 16.45, chiuso la domenica e le festività vaticane.