Hammett, le zone d’ombra del noir

Una rilettura critica dell’opera e della vita grazie a documenti inediti e ad aneddoti narrati da chi aveva conosciuto lo scrittore

«Non sono stato io a inventare il racconto poliziesco hard-boiled e non ho mai fatto segreto della mia opinione per cui la paternità di questo genere letterario vada ascritta a Dashiell Hammett». Con sincerità lo scrittore Raymond Chandler, in una delle sue lettere, ammetteva di dovere molto a un narratore che aveva aperto una vera e propria breccia nel cuore nero dell’America, con le sue storie pubblicate partire dal 1922. Certamente il papà di Philip Marlowe non fu mai particolarmente generoso nello spendere elogi nei confronti del lavoro dei suoi colleghi che spesso considerò dei semplici scribacchini privi di spina dorsale. Ma davanti ad Hammett anche lui doveva togliersi letteralmente il cappello. Avevano condiviso insieme l’apprendistato sulle pagine di un pulp magazine come Black Mask. Chandler aveva letto e amato le storie piene di «piombo e sangue» di Hammett. Conosceva l’esperienza di vero detective che il suo collega aveva condotto fra il 1915 e il 1922 per l’Agenzia Pinkerton. Sapeva anche quanto era stato perseguitato per le sue idee politiche marxiste.
Hammett aveva inventato personaggi come il grintoso investigatore Sam Spade (intrepido eroe de Il falcone maltese e modello archetipo per tutti gli investigatori privati che lo seguiranno in futuro), il misterioso e solitario Continental Op (imbattibile combattente di Piombo e sangue e Il bacio della violenza), i raffinati e colti Nick e Nora Charles (resi celebri da L’Uomo Ombra e presi a modello poi dalla sofisticata commedia gialla), l'avventuriero senza scrupoli Ned Beaumont (protagonista de La chiave di vetro) e persino le storie a fumetti dell’Agente Segreto X-9. Proprio per queste ragioni Raymond Chandler (che con i successi ottenuti dalle avventure del suo Philip Marlowe era stato in seguito coccolato da editori e produttori cinematografici) si era sentito in dovere di sostenere pubblicamente che Hammett «aveva scritto per quelli che prendono la vita di petto, aggressivamente. Questi non avevano paura dei lati oscuri dell’esistenza, vecchie conoscenze per loro. La violenza non li sgomentava: era ordinaria amministrazione nel loro quartiere. Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per ragioni esistenziali concrete, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori, e lo ha fatto compiere con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. Ha messo sulla carta i suoi personaggi com’erano e li ha fatti parlare e pensare nella lingua che si usa di solito per tali scopi».
Ed è innegabile che in questi ultimi anni in cui il noir e l’hard boiled stanno vivendo un fortunato revival anche in Italia, la figura di Dashiell Hammett sia tornata ad essere popolare grazie a una serie di fortunate pubblicazioni: la ristampa dei suoi romanzi da parte di Guanda; la canonizzazione nei Meridiani con un volume interamente dedicato alle sue opere (impreziosito da saggi di Franco Minganti e Roberto Barbolini e dalle nuove traduzioni a cura di Sergio Altieri affiancate a quelle classiche di Attilio Veraldi); un’approfondita monografia firmata da Danilo Gallo per le Edizioni E/O e intitolata Il Mistero di Dashiell Hammett; la ripubblicazione del romanzo Hammett di Joe Gores da parte di Einaudi (già utilizzato dal regista Wenders per il film Hammett - Indagine a Chinatown); il monologo teatrale N. 3241 scritto dallo sceneggiatore e regista Biagio Proietti che ci racconta la vita dello scrittore americano attraverso i suoi ricordi mentre mancano poche ore alla sua scarcerazione; l’inedito Un matrimonio d’amore apparso nel catalogo Sellerio a cura di Andrea Carlo Cappi.
Ma soprattutto a rinverdire una volta per tutte il mito del grande narratore statunitense è la recente biografia Shadow Man - Vita di Dashiell Hammett di Richard Layman pubblicata dall’editrice Sartorio. Questo testo ci propone per la prima volta una rilettura critica sia dell’opera che della vita di Hammett grazie a un ricchissimo apparato bibliografico e documentario, impreziosito da un inedito reportage di guerra scritto fra il 1942 e il 1943 e inserito nelle appendici al volume. Richard Layman è il curatore testamentario dell’opera omnia di Hammett e quindi ha potuto accedere direttamente a materiali originali e si è preoccupato di inserire nel suo saggio decine e decine di aneddoti raccolti di prima mano da coloro che conobbero di persona lo scrittore. In particolare, va sottolineato come Layman abbia cercato nella sua biografia di chiarire alcuni dei momenti più oscuri della vita di Hammett: l’infanzia e l’adolescenza; il periodo tanto mitizzato della sua attività di investigatore privato; le sue esperienze di soldato durante la Prima Guerra Mondiale e durante il conflitto delle Aleutine; le sue passioni politiche e la conseguente persecuzione da parte del maccartismo.
Nel ricostruire le vicende lo studioso americano in parte si distacca volontariamente dal ritratto costruito nel tempo dalla scrittrice e autrice di teatro Lillian Helmann. Compagna e amica fidata di Hammett fino alla fine, la Hellmann è stata per anni l’unica fonte documentaria per studiare il creatore di Sam Spade e Layman sottolinea come «abbia scritto e parlato spesso di lui fornendo un ritratto parziale e nebuloso dell’uomo e insieme scoraggiando ogni tentativo di ricerche di tipo biografico sulla sua vita». La monografia pubblicata da Sartorio va proprio a scavare in mezzo a quelle zone d’ombra che o non sono state raccontate o che sono state illuminate solo sotto una certa luce. Ed è appassionante rileggere per intero gli atti del processo subito da Hammett nel 1951. La terribile commissione d’inchiesta guidata dal senatore McCarthy lo interrogò più volte per sapere i nomi di alcuni dirigenti del Congresso dei Diritti Civili. Hammett si rifiutò, venne condannato a sei mesi di carcere duro e si trovò in seguito ostracizzato sia sul mercato editoriale che in quello di Hollywood. Il confronto fra lo scrittore americano e gli inquirenti che cercarono di torchiarlo sembra preso da una delle sue opere, e costituisce un appassionante racconto in puro stile legal thriller. Hammett tiene testa ai suoi accusatori così come avrebbe fatto il suo Sam Spade. E non potendo imbottirli di piombo come avrebbe fatto il suo eroe, Hammett riesce a metterli in ridicolo, rispondendo loro con frasi brevi e concise ed evitando di cadere nelle decine e decine di trabocchetti ideologici che gli vengono preparati.