Harry Potter e l'ordine della fenice

Da oggi in 700 cinema il quinto episodio della saga più amatadai ragazzi: bello nella prima parte, confuso nella seconda, evoca l’incubo orwelliano

Quinta puntata della saga, Harry Potter e Ordine della Fenice di David Yates - in 700 sale da oggi - è un bel film per la prima delle due ore; poi si adegua ai precedenti, dove accade tutto e il contrario di tutto.Magodiamoci l'inizio, molto diverso dalle puntate precedenti della serie, perché evoca l'incubo di 1984 di Orwell, molto più che le atmosfere da scuola di lusso e da cerimonia del tè all'inglese tipiche dei romanzi della Rowling. E poi c'è Imelda Staunton: perfettamente amabile nel Segreto di Vera Drake di Mike Leigh, con cui vinse la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia, l'attrice è qui perfettamente odiosa. Per darle una connotazione particolare per il pubblico britannico, Yates le ha fatto indossare abitini incredibili per taglio e colori, che evocano però quelli della Thatcher agli esordi al potere.

Però non sono questi dettagli a contare, è la capacità della Staunton di essere la prima attrice adulta che - nella serie potteriana - faccia del suo ruolo più che una macchietta. Con questi puntelli HP e l'Ordine della Fenice assume una dimensione meno fiabesca che H.P. e la camera dei segreti e H.P. e la pietra filosofale di Chris Columbus; e meno orrorifica di H.P. e il prigioniero di Azkaban di Alfonso Cuaròn e di H.P. e il calice di fuoco di Mike Newell. Senza arrivare agli estremi di If di Lindsay Anderson e ad altri abomini sessantottardi, il film di Yates mostra come i ragazzi di Hogwarts - immaginaria scuola per superdotati - scoprano le menzogne della politica. E vi reagiscano decisamente. Il romanzo d'origine, edito in Italia da Salani, apparve in inglese nel 2003, perciò fu scritto quando maggiore era lo sdegno perché Tony Blair aveva mentito al suo Paese, adeguandone la politica internazionale a quella degli Stati Uniti. E, come una nemesi, almeno in Gran Bretagna il film è uscito proprio quando Blair lasciava dal 10 di Downing Street... Questo contesto sfuggirà al pubblico italiano, largamente inconsapevole delle allusioni del film. Se gli adulti son sempre meno attenti al loro destino, forse perché lo sentono breve, è però opportuno che i ragazzi siano messi in guardia. Loro, più che i bambini: infatti gli attori principali (Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson) della serie crescono con i loro personaggi e con gli spettatori coetanei. Proprio per seguire i gusti dell'adolescenza, dunque, le partite di quidditch care all'infanzia scompaiono, come le figure marginali ideate per divertire i bambini.

La nuova, vera deuteragonista di Harry Potter, l'insegnante di difesa dalle arti oscure (la Staunton) occupa il loro spazio. Solo che lei non insegna, comanda. A suo modo è pacifista (così dal suo personaggio viene, dopo il colpo alla botte di Blair, il colpo al cerchio degli oppositori di Blair), ma anche oscurantista e sadica: punisce anche in modo cruento. A darle la cattedra è stato il ministero della Magia, che ha la sede esattamente sotto il ministero della Difesa (quello vero), a Londra; un ministero della Magia che pubblica un quotidiano ufficiale, come la Bbc era l'organo del governo quando ci lavorava Orwell: un quotidiano che diffama Harry Potter... Perché un quindicenne finisce al centro di uno scontro politico? Perché è il più bravo fra chi frequenta Hogwarts, diretta da un intellettuale (Michael Cambon), eventuale successore del ministro in carica (Robert Hardy). Davanti alla minaccia insita nella ricomparsa di Lord Voldemort (Ralph Fiennes), costui non trova di meglio che negare la medesima. Potter invece la denuncia. Di qui la necessità per il ministro di «commissariare» Hogwarts, liquidando le figure più rappresentative fra gli insegnanti (Maggie Smith, Alan Rickman, Emma Thompson...). Per ricollegarsi alla tradizione rowlingisana, il finale propone nuovamente uno scontro a colpi di magie. Gli effetti speciali migliorano col tempo, certo,macol tempo cresce anche l'arbitrio che li governa. Ne deriva una sensazione di caos, ma non è per amor di logica che si diventa soci del club di Harry Potter.