HEDDA GABLER Storia dell’inganno di una calma apparente

L’opera di Ibsen interpretata dal gruppo La Belle Bandiere è in scena fino al 17 febbraio

È come un ciottolo lanciato nell’acqua a turbare la tranquillità della superficie di uno stagno, la protagonista di Hedda Gabler di Henrik Ibsen, in scena al Crt Teatro dell'Arte fino al 17 febbraio nell’originale e intensa lettura del gruppo teatrale Le Belle Bandiere. Hedda è la «non eroina» che turba una calma statica e apparente, rannicchiata su se stessa e sulla confortevole illusione di vita che lei e i personaggi che la circondano scambiano per realtà. In un gioco massacrante dove l’autoinganno è il perno intorno al quale ruotano le vite dei personaggi, Ibsen pone l’accento sull’essere umano, scandagliandone in modo potente le profondità più segrete.
«In Ibsen c’è un lavoro raffinato sulle sfaccettature dei personaggi, che, come pietre preziose, lasciano intravedere aspetti diversi a seconda della faccia che si guarda. Siamo immersi in una moderna tragedia per non eroi, ma Ibsen riesce a mettere in luce questa fragile intelaiatura di emozioni e di inganno che, una volta scoperta, riesce perfino, con ironia, a farci sorridere», spiega la regista Elena Bucci. «Hedda è una donna debole e forte, che incrina una struttura di rapporti apparentemente serena con le sue battute brevi e sgradevoli che intaccano quella falsa felicità. Nella sua irrequietezza, combatte la bugia, ma senza trovare un alternativa. Se c’è qualcosa di eroico in lei è la lotta tra coraggio e paura, quella paura che ci rende impossibili le scelte audaci».
Lo sguardo di Hedda, che ha alle spalle un amore rinnegato per Lovborg, e che ora è moglie di Jørgen Tesman, borsista di Storia della civiltà che aspira a diventare docente universitario, è uno sguardo crudele che spinge fuori dall’incanto, è la sua principale forza e il suo marchio fatale.
In questo testo intriso di simboli e di riferimenti alla materialità delle cose, specchio del benessere economico, sono proprio gli oggetti a mancare in scena. In questa personalissima rilettura del testo ibseniano, manca infatti quasi del tutto la scenografia. «L’atmosfera è costruita grazie alle luci realizzate da Maurizio Viani attraverso una intelaiatura di rifrazioni, e a scenografie appena suggerite, come visualizzate in sogno», spiega Elena Bucci. «In Hedda il bene materiale viene scambiato con la felicità. Ognuno usa l’altro per esistere un po’ di più, in un bisogno disperato di speranza, di amore. Così una volta che si alimenta l’insoddisfazione nel compiere il proprio destino, la soluzione è tenere in pugno il destino di qualcun altro, in modo talvolta anche crudele, una crudeltà a cui la stessa protagonista non si sottrae». Hedda spingerà infatti l’amore di un tempo al suicidio, sorte che riserverà anche a se stessa. «Forse i quadrati disegnati sulla scena, e tra cui i personaggi si muovono, rappresentano anche questo: la vicinanza a un precipizio». Verso il quale Hedda camminerà fino a sparirvi.
Hedda Gabler
dal 12 al 17 febbraio
CRT Teatro dell'Arte,
viale Alemagna 6
Info: 02-89011644