Herat, morti 2 italiani: disinnescavano bomba Erano soldati del Genio

Un ordigno esplosivo a Nord di Herat. Dopo averlo disinnescato sono stati investiti da un'esplosione: morti il primo maresciallo Mauro Gigli (41 anni) e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis (33 anni)

Herat - Due militari italiani sono morti in Afghanistan. Il fatto è avvenuto a nord di Herat. I due militari sono rimasti vittima di un ordigno artigianale (Ied) piazzato lungo la strada. I due militari italiani, specialisti del Genio, erano impegnati in un’operazione di disinnesco di un ordigno artigianale. Dopo aver verificato la presenza della bomba, i genieri hanno proceduto alla sua neutralizzazione. Ma nel perlustrare la zona circostante per accertare l’eventuale presenza di altri ordigni, sono stati investiti da una forte esplosione che li ha uccisi.

Il fatto e le vittime Il fatto è avvenuto nel pomeriggio, in una zona a circa 8 km dal centro di Herat. La polizia afgana individua la presenza di una bomba rudimentale e, come avviene in questi casi, chiede l'intervento degli specialisti artificieri degli Alpini. Parte quindi un team del 3/o reggimento Genio, specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati: un dispositivo composto da 36 militari su 8 veicoli blindati Lince, uno dei quali in versione ambulanza. Gli artificieri disinnescano la bomba, ma mentre perlustrano a piedi la zona circostante per accertare l'eventuale presenza di altri ordigni, il primo maresciallo Mauro Gigli, 41 anni, e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, 33 anni, vengono investiti ed uccisi da una forte esplosione. A seguito dello scoppio riporta lievi escoriazioni anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani. Si parla anche di due afgani morti, ma il comando italiano riporta solo il ferimento lieve di un civile.
Il primo maresciallo Mauro Gigli era nato il 3 aprile 1969 a Sassari ed era effettivo al 32/o Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense),  il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) apparteneva al 21/o Reggimento Genio di stanza a Caserta.

Il pericolo continuo degli Ied Un'inchiesta è in corso per accertare la dinamica di quanto accaduto ed è ancora presto per ipotizzare una trappola. Quello che è certo è che gli Ied costituiscono la principale minaccia nell'ovest, per i militari italiani, ma anche per forze armate e civili afgani. Negli ultimi giorni, nella zona di Shindand, gli specialisti degli Alpini, insieme alle forze di sicurezza afgane, hanno disinnescato quattro ordigni esplosivi improvvisati. Si tratta di un impegno quotidiano per gli artificieri del contingente che si servono di mezzi blindati, robot telecomandati, cani, pinze e strumenti sofisticati per disinnescare in sicurezza. Ma l'imprevisto, il pericolo, è sempre in agguato in operazioni del genere, pur affidate a uomini di grandissima esperienza. Le due vittime, infatti, avevano al loro attivo numerose missioni all'estero durante le quali avevano effettuato un elevato numero di interventi di disinnesco di ordigni esplosivi.

Il cordoglio del premier e della politica "Quando arrivano queste notizie così drammatiche ci si domanda se ne vale la pena" commenta Silvio Berlusconi. Proprio in queste situazioni, però, aggiunge il premier, "bisogna rafforzare l’idea che ne vale la pena". Il presidente del Consiglio fa le condoglianze alle famiglie delle vittime premettendo che in queste circostanze "le parole non hanno senso", non possono "lenire il dolore. C’è solo il fatto - afferma il Cavaliere - di apprezzare chi compie la scelta personale di andare in missione. La carriera di un soldato - dice il capo del governo - espone a certi rischi. Chi è andato in Afghanistan lo ha fatto per scelta personale". Per il premier, dunque, queste notizie "creano dolore" ma - conclude il Cavaliere - "è giusto fare quello che facciamo". L’aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio per i due militari italiani morti in un attentato in Afghanistan. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha letto la notizia che riferiva dell’attentato e ha manifestato alle vittime "il cordoglio più vivo della nostra assemblea".

Quando Gigli parlò al Tg1 Nel disinnesco degli Ied (gli ordigni rudimentali) il momento più delicato "é quando c'é l'approccio manuale da parte dell'operatore" con la bomba, ed é un susseguirsi di 'tensione ed adrenalina'': è quanto raccontava circa 20 giorni fa al Tg1, in Afghanistan, il primo maresciallo Mauro Gigli, morto proprio in seguito allo scoppio di una bomba. Nell'intervista all'inviata Marilù Lucrezio, che è sul sito del Tg1, Gigli parlava del suo lavoro, proponendo il racconto di chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza dell'Afghanistan. "Il momento più delicato - spiegava il maresciallo a proposito del disinnesco degli Ied - è quando c'é l'approccio manuale da parte dell'operatore, che deve affrontare l'ordigno. Ogni intervento è a sé, e ogni intervento, dall'attivazione fino alla conclusione, è un susseguirsi di tensione e di adrenalina".