Hervé

VI secolo. Il menestrello inglese Hyvarnion, cacciato dai sassoni, trova asilo alla Corte franca di Childeberto. Trasferitosi in Bretagna, sposa l’orfana Rivanona. Nasce un bambino cieco, che viene chiamato Hervé, “amarezza”. Morto il padre, Hervé è affidato al monaco Artian. Cresciuto, va da un parente che dirige una scuola monastica a Plouvien e si occupa dei campi insieme al giovane Guirano. Un giorno un lupo sbrana l’asino che tira l’aratro. Hervé, avvertito dalle grida di Guirano, si mette a pregare e finisce che il lupo completa il lavoro dell’asino. Quando il parente diventa troppo vecchio è Hervé a dirigere la scuola. Egli, dopo qualche anno, decide, su ispirazione, di spostare la scuola a Léon. Qui il vescovo vuole conferirigli il sacerdozio ma Hervé rifiuta per umiltà. Ancora l’intera scuola si sposta, andando verso Ovest, sempre guidata dall’ispirato Hervé. Lungo la strada, maestri e discepoli sono assetati: Hervé fa sgorgare l’acqua per loro in località Lesneven. Finalmente il gruppo si ferma a Lanhouarneau, dove viene fondato un monastero. Qui Hervé passa il resto della vita. Diventa rinomato come oratore sacro ed esorcista, tanto che molta gente viene da ogni dove a consultarlo. Non si conosce l’anno di morte di questo santo, invocato per i problemi degli occhi e popolarissimo in Bretagna, dove il suo nome è il più diffuso dopo quello di Yves. I normanni ne portarono il culto in Inghilterra, dove divenne “Harvey”. Le sue reliquie rimasero conservate a Finisterre fino alla Rivoluzione francese, quando la Bretagna, parte della “Vandea militare”, finì schiacciata.