HITCHENS «La provocazione è il mio mestiere»

da Mantova
Bastano uno sguardo e una stretta di mano per capire che l’uomo nutre una certa idiosincrasia per le banalità, il qualunquismo imperante, il pensiero debole, le convenzioni eccetera eccetera. Christopher Eric Hitchens, per gli amici «Hitch», è un formidabile liquidatore di pensierini di serie B; un giornalista, uno scrittore, un critico letterario e un commentatore politico scomodo, passato alla cronaca (politico-culturale) per le sue prese di posizione a 360 gradi su argomenti di più o meno stretta attualità.
La sua biografia parla di un ex trotzkista, di un ex socialista, di un opinionista coraggioso e iconoclasta; di un soggetto difficilmente etichettabile politicamente, dissacratorio e anticlericale; di un antifascista; di un anti-monarchico; di un distruttore del mito di Madre Teresa di Calcutta; di uno anti-sinistra anglo-americana (a tratti); di un neo-con ma poi neanche tanto, insomma, di uno spirito libero dalla personalità-frizzante-bouillabaisse che funge da perfetto antidoto alla noia. Alla domanda «come si definisce» risponde: «Non c’è un termine. Il mio pensiero è semplicemente che l’America debba usare la sua forza per distruggere qualunque totalitarismo».
Al Festivaletteratura di Mantova, per la precisione su un terrazzino del San Lorenzo (l’unico luogo permesso ai fumatori), ieri ha risposto alle nostre domande.
Che cosa le viene in mente quando si parla di conformismo?
«Come prima cosa il film di Bertolucci. In seconda battuta il conformismo vuol dire avere l’approvazione della maggioranza. È un aspetto che fa parte della personalità umana, della società. Da un lato l’uomo è un individualista, dall’altro cerca consensi».
A proposito di velocità, di tempi frenetici, di urgenze: qui tutti corrono...
«Io non corro, cammino. Detto questo il mondo gira in fretta. Una volta era impensabile. Perfino i computer ci appaiono lenti quando dobbiamo scaricare un file da Internet. Questo perché sappiamo che il tempo che abbiamo a disposizione è breve. A me piace questa velocità. Detesto i tempi morti. Porto con me sempre un libro. Peccato che molta gente non abbia queste risorse. Sono sfavorevole alla pazienza».
Che cosa pensa alla smania di apparire? I famosi 15 minuti di notorietà (oggi anche nano-secondi) per ogni umano previsti dal buon Andy Warhol?
«Buona intuizione, allora lui lo disse come se fosse uno scherzo. Adesso si è realizzata. Basta vedere You Tube o My Space, ognuno ha il proprio palcoscenico. Ognuno può essere un personaggio anche senza una qualifica, almeno nella ristretta cerchia dei suoi amici. Più che un fenomeno democratico è un fenomeno popolare, moderno. Ci sarà però sempre di più uno standard di eccellenze che emergerà».
E ora passiamo a un soggetto a lei caro: l’Islamfascismo...
«Io ho parlato dei fascismi dal volto islamico. Primo: il Sistema che gli islamici fascisti vogliono è il totalitarismo in tutti gli ambiti: nella vita politica, economica, privata, dal punto di vista della dieta (alimentazione), del sesso, dei media e altro. Secondo: sono ammiratori della violenza. Terzo: sono fanaticamente paranoici nei confronti del mondo ebraico. Quarto: hanno una forte nostalgia nei confronti del passato. Al Qaida per esempio vorrebbe ricreare un impero islamico sulle basi di quello vecchio. Quinto: hanno una pulsione autodistruttiva. Sesto: provano disgusto verso tutto ciò che è femminile. Settimo: hanno una forma di repressione verso la propria omosessualità. In pratica, sono dei sadomasochisti».
Che cosa pensa del dialogo religioso?
«Tutti vogliono dialogare, tutti parlano di dialogo interreligioso fra cristiani, ebrei e musulmani. Il tutto però ha un sapore ecumenico. Intanto la parte integralista dell’Islam si oppone a quella più moderata, come hanno fatto a loro volta i cristiani tra loro nel corso della storia».
Saltiamo di palo in frasca: la sua opinione sul consumismo?
«Detesto fare shopping. Ma vedo i miei figli e i loro coetanei con la passione per le firme, i loghi, i marchi. Ai miei tempi bastavano un paio di scarpe. Oggi gli adolescenti che si ammazzano per un giubbotto. Ma non è tutto negativo. Oggi i giovani hanno la possibilità di comunicare via Internet, di essere informati. Il problema è che hanno sempre meno la capacità di concentrarsi. Questo mi fa paura e nel momento in cui lo scopro constato di essere arrivato alla mezza età».
Lei detesta i luoghi comuni, il pensiero unico. Amore per la polemica?
«Si parla tanto di tolleranza, di buonismo a buon mercato. La gente ha paura di opporsi, di esprimersi, di andare controcorrente o di prendere posizione. Penso a una frase di Robert Lowell: “A liberal is someone who won’t even take his own side in an argument” (“Il liberale è uno che non prende mai posizione su nulla”). Ecco, il problema è tutto lì».