Hollywood riparla dell’America più razzista

Torna il cinema di denuncia. Fa discutere <em>The Help</em>, film che racconta la segregazione in uno degli Stati più violenti contro i neri: il Mississippi. La trama: una giornalista racconta la vita terribile di due cameriere di colore

New York - Unico dramma da oscar in un’estate americana farcita di commediole e cartoon, The Help è uscito nelle sale Usa facendo molto parlare di sé. Al suo debutto, il giovane regista Tate Taylor ha osato portare sullo schermo una storia ambientata nel Mississippi nei terribili tempi della segregazione razziale. Culla degli episodi più violenti della lotta alla discriminazione, dalle croci del Ku Klux Klan all’assassinio dell’attivista Medgar Evers, il Mississippi non voleva concedere alcun diritto ai neri.
Il film esce in un momento in cui in America la parola razzismo riaffiora. Ma - secondo alcuni commentatori - il suo rigurgito, spesso, è falsificato dai liberal per accusare la destra e soprattutto il Tea Party, nel tentativo di colpevolizzarli di odio verso i neri e spostare in questo modo l’attenzione sui veri problemi della presidenza di Barack Obama. D’altro canto, invece, le nuove statistiche economiche non negano che siano proprio i neri della middle class a soffrire di più in questa recessione, e il divario tra razze si va nuovamente ingrandendo nel melting pot d’oltreoceano.
Proprio per questo The help approda nelle sale Usa con un contenuto da Oscar, ma anche incendiario che rischia di riaprire una vecchia ferita. The help, nel film, si riferisce infatti al personale nero di una bella villa di Jackson. Protagoniste sono tre donne, assai diverse tra di loro ma tutte vittime di un sud raccontato tra lusso, tè e biscotti. Le tre sono Aibileen Clark (Viola Davis), una domestica afro-americana che ha fatto da balia a 17 bimbi bianchi e che ha perso l’unico figlio in un «incidente coi bianchi»; Eugenia «Skeeter» Phelan (Emma Stone), una giovane ragazza bianca che torna a casa dopo la laurea, ma che invece di cercare marito decide di diventare una giornalista anticonformista e Minnie (Octavia Spencer), un’altra cameriera di colore con la reputazione d’essere la miglior cuoca del Mississippi ma anche una nera che osa dire la sua, il che le è costato svariati licenziamenti, mentre soffriva gli abusi di un marito alcolizzato.
Insieme le donne stringono un’amicizia profonda quando l’aspirante giornalista le interpella per scrivere un libro di denuncia sulla condizione delle domestiche afro-americane nelle grandi tenute dei bianchi, rischiando di venire cacciate per aver scosso la società razzista di Jackson.
Il film è basato sul best-seller semi autobiografico di Kathryn Stockett, L’aiuto per l'appunto. La scrittrice era cresciuta nella stessa città e da bambina aveva avuto anche lei una cameriera nera, Demetrie. Eppure per ben 40 volte il suo romanzo era stato rigettato dalle case editrici (prima di diventare un best seller), proprio perché la trama del suo romanzo era provocatoria. Il regista, un amico della Stockett, è stato il primo a osare e farne un film, in una Hollywood sempre restia a toccare la piaga del razzismo. Perché i film sulle ingiustizie verso i neri sono pochi? Perché Mississippi burning o Malcolm X hanno finora rappresentato una eccezione? Spiega il critico del New York Times Manohla Dargis: «L’industria del cinema era un pilastro del razzismo. Attaccare il razzismo significa anche attaccare la macchina del cinema che l’ha sostenuto per molto tempo attraverso gli stereotipi».
Che invece The help sia il precursore di nuovi trend?
Broadway aspetta il 22 settembre la prima del dramma The mountaintop, con Samuel Jackson nei panni del reverendo Martin Luther King e Angela Bassett in quelli di una domestica di Memphis coinvolta nelle ultime ore di vita del predicatore; e la rete televisiva HBO sta mettendo a punto una colossale miniserie sulla lotta per la segregazione, con un cast di oltre mille attori.