I borghi medievali dove il tempo si è fermato

Incastonati nel tufo o appesi alle rocce, si aprono su paesaggi d'incanto. Pochi gli abitanti, forti le tradizioni

Immaginate. E scoprite che è realtà. In un secolo che ci spinge a dare un senso tecnologico a ogni passo della nostra esistenza, ci sono ancora luoghi che hanno fermato il tempo. O si sono fermati nel tempo. Noi corriamo nella fantascienza e loro restano orgogliosamente ancorati al Medioevo. Sono borghi di montagna dove regna sovrana la pietra, dove le parabole non colgono le tentazioni del mondo e dove gli anziani impugnano ancora lo scettro. Piccoli gioielli incastonati nel tufo o appesi alle rocce, spopolati dalla gioventù ma riscoperti da un turismo che insegue le tracce del passato. Una nuova formula di benessere che tocca l'anima e stimola gli occhi a curiosare nel passato. Terapeutico farci tappa almeno una volta per capire come roccia, silenzio e solitudine coincidono con paesaggi d'incanto, tradizioni eterne, cibi genuini.

Qui la fatica resta il senso della vita perché tutto è una conquista. C'è chi il Medioevo lo vive come una sagra estiva e chi invece con il Medioevo ci fa i conti ogni giorno dell'anno. Andate a conoscere quei luoghi montani che non hanno altezze proibitive ma inverni che iniziano presto e finiscono tardi e preparatevi a vivere una giornata dove la storia siete voi. Potete scegliere che parte interpretare, di volta in volta castellani, monaci, arcieri o pastori...

Bard, per esempio, è il più piccolo paese della Val d'Aosta: non più di 150 abitanti e un esempio grandioso di fortezza di sbarramento del XIX secolo. Da lì spostatevi in Liguria, a Castelvecchio di Rocca Barbena, in provincia di Savona: è il più antico borgo feudale della Val Neva, con le case in pietra dei suoi 140 residenti arroccate sul monte, in direzione del castello. Anche la Toscana racchiude un gioiello tra i suoi monti: è Sorano, in provincia di Grosseto, che ricorda Matera per le sue abitazioni scavate nel tufo capaci di farvi provare le vertigini se buttate gli occhi a strapiombo sulla valle del Lente. Da non perdere una camminata lungo le Vie Cave, percorsi etruschi nelle rocce.

E cercate la strada per giungere nel piacentino, a Bobbio, nel cuore della val di Trebbia, paesino antichissimo rimasto nella sua architettura originaria, dominato dall'abbazia del 614 e attraversata dal ponte del Diavolo, in pietra di origine romana. Ora che avete preso confidenza con il bello, non fermatevi. In Molise, in provincia di Isernia, c'è una cartolina vivente: è Bagnoli del Trigno, 750 abitanti, che vi saluterà con il suo castello appoggiato allo sperone di una roccia e viuzze tortuose che lo raggiungono proprio come in un'ascesa alpina. Pochi sanno che esistono pure le Dolomiti Lucane e qui, al riparo del monte Impiso, si erge Pietrapertosa, 1.088 metri, il borgo più alto della Basilicata. E come per le Dolomiti più note anche qui potrete ammirare tramonti che tinteggiano di rosa l'asprezza delle rocce.

E poi ci sono località montane che conservano l'imprinting medioevale anche se il trascorrere del tempo le ha fatte crescere come snodi determinanti delle proprie vallate e, addirittura, province. Non si sono spopolate e a qualche compromesso hanno dovuto cedere, ma senza perdere lo spirito originario. Così, per esempio, è per Chiavenna, a pochi chilometri da Sondrio ma anche a due passi dal Cantone dei Grigioni: è la terra dei «crotti», ovvero piccoli antri naturali nella roccia dove si conservano al fresco il vino, la bresaola e i formaggi locali. La «buona» tradizione che non si perde ma si rinnova di generazione in generazione.

Succede anche a Chiusa, 4.600 abitanti nel cuore della Valle Isarco, che smista rapporti tra l'Alto Adige e la Germania, ma ha un centro storico che porta indietro nei secoli. Ieri come oggi, Chiusa è dominata dalla rocca di Sabiona con l'omonimo convento, una delle prime mete di pellegrinaggio del Tirolo. E resiste il ricordo del grande pittore Albrecht Durer che, nel 1494, vi soggiornò a lungo traendo ispirazione per i suoi capolavori. Una galleria a cielo aperto. Con la nuda semplicità della pietra protagonista assoluta.

Commenti

elpaso21

Dom, 08/01/2017 - 01:47

Che freddo!!

Carboni oreste

Dom, 08/01/2017 - 10:18

Avete citato Chiavenna,dimenticando i suoi pizzoccheri,i veri originali pizzoccheri che io,avendo vissuto in Valtellina so fare alla perfezione(no burro ma sugna)Piatto antichissimo festivo x i poveri. Li ho assaggiati a Livigno. Facevano schifo.