I caduti in Spagna hanno finalmente dignità di martiri

Mario Palmaro

Benedetto XVI ha autorizzato questo lunedì la promulgazione dei decreti con cui si riconosce il martirio di 148 religiose e religiosi e di una laica assassinati in Spagna tra il 1936 e il 1937, in piena persecuzione religiosa. Con questo atto - doveroso e nello stesso tempo coraggioso - Joseph Ratzinger rende il giusto tributo a uomini e donne che hanno testimoniato Cristo fino al martirio. Ma offre al mondo, e soprattutto alla società italiana, l’occasione per una seria riflessione sui fatti che hanno contrassegnato il Novecento. Inutile nasconderlo: siamo ancora affetti da un curioso strabismo prospettico, quando ci volgiamo a guardare il nostro passato recente. Paghiamo un prezzo altissimo al pensiero unico accademico e alla conseguente diffusione di testi di storia nelle scuole che offrono una lettura faziosa e parziale degli eventi. È come se qualcuno ci avesse obbligato per anni a guardarci dentro quegli specchi deformanti del Luna Park, che restituiscono un’immagine distorta della realtà. Così, è accaduto che la mattanza di cattolici consumata in Spagna da anarchici e comunisti sia stata completamente rimossa da quel bagaglio minimo di notizie che uno studente di medio-basso livello dovrebbe possedere. Qui non si parla dell’approfondimento e della ricerca scientifica, che giustamente concerne un’élite di studiosi. Stiamo parlando più modestamente della «vulgata storica», cioè di quel minimum di avvenimenti del passato che tutti, bene o male conoscono.
Ora, non c’è studente di terza media che, per quanto ottuso, non sappia qualcosa della shoah, dei lager, del nazismo, delle leggi razziali, del fascismo, di Hitler e di Mussolini. Si può dire che insieme al latte i nostri infanti abbiano poppato robuste dosi di antifascismo ufficiale, come si fa con le vaccinazioni. Per decenni, il girone dei cattivi della storia finiva lì: tolto il dente dei nazifascismi, tolto il dolore della storia. Oggi le cose sono un pochino cambiate, e puoi permetterti perfino il lusso di citare in pubblico Stalin e Pol Pot per metterli nel mazzo dei malvagi della storia. Rimane più difficile associare il comunismo al nazionalsocialismo, anche perché ci si scontra con il fatto - inconfutabile - che nel governo del Paese ci sono partiti che, nel nome e nel simbolo, si rifanno esplicitamente alla falce e martello. Quando poi si tratta di riportare i riflettori della storia sui fatti terribili della guerra di Spagna, allora il compito è addirittura proibitivo. Perché anche qui nella testa del nostro studente medio riaffiorano slogan e immagini prodotte dal conformismo dominante: Guernica di Picasso; i nazisti e i fascisti che bombardano con l’aviazione; Franco, il dittatore cattivo. Cattolici massacrati? Non ricordo. Franchismo come freno al progetto di eliminazione totale del cattolicesimo dalla Spagna? Impossibile. Così, è accaduto che questi poveri morti sono diventati ingombranti. Non solo per chi trova imbarazzante ricordare che «i buoni» - cioè gli anarchici e i socialisti spagnoli - si sono macchiati di orribili delitti. Ma l’imbarazzo si è insinuato perfino nel mondo cattolico, dove per decenni sono state esercitate pressioni di vario genere sui pontefici affinché evitassero di elevare agli onori degli altari le vittime della guerra civile spagnola.
Avete un’idea di quali siano state le proporzioni di questa persecuzione? Furono assassinati 6845 rappresentanti della Chiesa. Di questi, 4.184 erano sacerdoti diocesani, inclusi seminaristi, 2.365 erano religiosi e 296 religiose di 62 congregazioni. Hic Rodus, hic saltus. Questi sono i fatti, di qui devono transitare i professori di storia dei nostri figli, i politici che ci rappresentano, i parroci «democratici», i cattolici «impegnati» di ogni tipo. Insomma: tutti gli uomini che non hanno paura della verità.