I canali lacrimali ci proteggono dalle congiuntiviti

La chiusura delle vie lacrimali è una patologia che accomuna bambini e anziani. «Nei piccoli, i sintomi sono costituiti da lacrimazione e congiuntiviti ricorrenti, che possono essere trattati con massaggi e terapie mediche a base di antibiotici, fino a circa un anno di età», spiega il dottor Fausto Trivella, dirigente medico di I fascia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana (faustotrivella@hotmail.com). «A questa età, se la situazione rimane invariata, è possibile attuare un sondaggio lacrimale: un intervento veloce e risolutivo. Qualora invece il problema si sia evidenziato in bambini un po’ più grandi, a cui non sia stata instaurata la terapia adeguata, nei quali l’infezione abbia già provocato fenomeni infiammatori o cicatriziali di una certa rilevanza, si può ricorrere a un’intubazione delle vie lacrimali: all’interno dei canalini lacrimali viene inserito un tubicino in silicone, che viene tenuto in loco circa una ventina di giorni, in modo da mantenere aperti questi condotti».
Nell’anziano, la stenosi delle vie lacrimali - più frequente nelle donne - può interessare le vie lacrimali alte (canalini lacrimali) oppure quelle basse (sacco lacrimale): «Nel primo caso il sintomo è la lacrimazione, nel secondo si può avere del ristagno di muco o un’infezione del sacco lacrimale stesso, con formazione di ascesso».
La modalità di intervento per la stenosi delle vie lacrimali alte prevede un’endoscopia e un’intubazione dei canalini lacrimali, e può essere eseguita in anestesia locale. Quando la stenosi riguarda le vie lacrimali basse è necessario invece ricorrere a una dacriocistorinostomia: «Una sorta di by-pass della zona stenosizzata, deviando le lacrime dal sacco lacrimale verso le fosse nasali. L’intervento può essere eseguito in due modi: per via esterna o per via interna, passando attraverso il naso. Per via esterna, l’intervento è più semplice, eseguito in anestesia locale. Rimane una piccola cicatrice in generale poco visibile, localizzata nell’angolo tra occhio e naso». L’approccio endonasale ha invece il vantaggio di non richiedere alcuna incisione sulla cute, e quindi di non lasciare alcuna traccia: per questo è generalmente preferito in caso di persone ancora piuttosto giovani. L’intervento, per contro, è un po’ più complesso e va quindi eseguito in anestesia generale. Le percentuali di successo, sono leggermente inferiori (82-83% contro il 92)». E per quanto riguarda il post-operatorio? «Se la dacriocistorinostomia è stata eseguita per via esterna, dopo una settimana vengono tolti i punti e viene eseguito un lavaggio delle vie lacrimali, che andrà ripetuto dopo circa un mese. Se l’approccio è stato endonasale, il controllo viene eseguito una volta la settimana per tre settimane, onde evitare il rischio che si formino aderenze (sinechie) che possano compromettere il risultato dell’intervento».