I cattolici hanno suonato la sveglia

Fino a non molto tempo fa, era il Veneto ad essere identificato come la Regione bianca. Anzi, la mosca bianca. Una terra tutta lavoro, fede e Democrazia cristiana. I detrattori ne sottolineavano il bigottismo e l’ignoranza. Non c’era film che non avesse, come comparsa o come protagonista, qualche servetta dalla cantilena rigorosamente veneta.
Per il resto, la gran parte del Nord esprimeva l’idea di progresso identificandosi col rosso della Sinistra, dell’operaismo, del sindacalismo. Dal Piemonte alla Bassa lombarda, dalla Liguria all’Emilia Romagna e poi giù, in Toscana piuttosto che in Umbria, il cuore duro del comunismo sembrava esente da qualsiasi possibile fibrillazione.
Anche il mondo cattolico s’era piegato a questa logica. Non erano forse i compagni i veri amici dei poveri e degli operai? Non erano loro i liberatori dal potere tiranno dei padroni, pronti a sfruttare la gente per impinguarsi grazie alle fatiche dei più umili?
Sembrava che a questa logica fosse impossibile sottrarsi. Dalla gerarchia come dalla massa, il ripudio del capitalismo, non aveva ancora imparato a prendere in considerazione l’economia di mercato, come sorgente di benessere per tutti. Il cattolico Vanoni aveva spiegato la differenza tra le due realtà, ma nelle coscienze era come se si fosse sedimentato un tabù insuperabile: il vangelo può andare soltanto a Sinistra.
Sarebbe interessante partire da questa premessa, per leggere l’esito delle ultime elezioni amministrative che consegnano il Nord Italia, con percentuali bulgare, alla Casa delle Libertà. Fine dei cattolici o loro riposizionamento in politica? Città come Verona, la cattolica Verona, che accredita un sessanta e passa per cento al leghista Tosi, mandando a casa l’iper cattolico Zanotto, sta ad indicare la fine del ruolo della chiesa o esprime piuttosto un suo ripensamento in merito alle aspettative politiche?
È chiaro che oggi l’economia di mercato è entrata come un dato di fatto nella cultura contemporanea e nessuno, tanto meno il mondo dei credenti, si sogna di demonizzare la produzione di benessere e di ricchezza. Tanto più che le leggi del mercato ormai sono globali e tendono a omologare i governi di Destra come quelli di Sinistra. L’Europa guarda ai bilanci, non certo al colore politico di chi li produce.
È alla luce di queste considerazioni che appare tutto il conservatorismo dell’estrema Sinistra, quella che continua a guardare gli industriali come i nemici del popolo, cui sottrarre ricchezza, o alla grande velocità come una sconfitta sociale. Gente che ha perso l’orologio e il calendario della storia e continua ad auto assolversi dietro il verboso nominalismo del progresso, buttato lì per nascondere l’incapacità di guardare avanti.
Il mondo cattolico ha capito questo. Così come ha capito che la Sinistra non può continuare a servirsi dei proclami sui poveri, magari snobbando i poveri stessi, quasi che il resto dei problemi fossero questioni irrilevanti.
La gente ha bisogno di sicurezza sul territorio, in casa propria, reclama legalità per il fenomeno immigratorio, domanda il rispetto dei doveri da parte di tutti, applicazione delle pene, carceri dignitose quanto sicure... A questa gente non gliene importa niente dei proclami di una Sinistra che starebbe, a parole, con i poveri. Non gliene importa perché sente se stessa povera e vuole risposte. Le vuole da una politica che dia effettivamente segnali di operosità, fuori dalla melassa dei proclami, che hanno il tono stantio di un programma visto mille volte. Lo zapping politico è forse il segnale più maturo di cittadini che si riappropriano del loro ruolo. Altro che abdicazione o rinuncia di identità. Caso mai sarebbe da chiedersi, se non sia proprio in nome della loro identità, che i cattolici stanno cominciando a svegliarsi, chiedendosi cosa stia producendo la cultura dell’estrema Sinistra, intenta a servire ogni giorno, sul versante dell’etica, un piatto anti cristiano. Forse negli esiti elettorali di lunedì scorso c’è più cristianesimo di quanto si pensi.
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