I chierici di Orff campioni al botteghino

I Carmina Burana, prima di diventare l’opera più celebre di Carl Orff , definito da Gyorgy Ligeti «il più significativo drammaturgo contemporaneo», esistevano autonomamente come testi poetici rinvenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l’antica Bura Sancti Benedicti, nei pressi di Bad Tölz in Baviera). Carmina Burana li chiamò per la prima volta uno studioso, Johann Andreas Schmeller nel 1847, in occasione della pubblicazione. Il prezioso manoscritto è attualmente custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera. La fama nefasta che i Carmina Burana si portano appresso non è riuscita ad arginare né il numero sempre crescente di esecuzioni e incisioni discografiche né il loro uso a commento di film ed immagini in generale - all’occhio vigile di internet, risulta a tutt’oggi che almeno un trentina di film di prestigio li hanno sfruttati come colonna sonora - e neppure tutti gli arrangiamenti in mille salse oltre che lo sconsiderato uso che se ne fa continuamente in pubblicità.
I testi, la gran parte in latino medievale, frutto della creatività goliardica dei clerici vagantes, oscillano per contenuto fra canzoni d’amore, inni bacchici, parodie blasfeme, e moralistico rifiuto della ricchezza misto a condanna del potere della curia romana.
Quelli utilizzati da Orff, 25 in tutto, si articolano in un prologo (O fortuna invocazione alla dea che domina il mondo) seguito da tre parti che cantano rispettivamente la primavera e la natura, la prima: Primo Vere; il vino e i suoi piaceri, la seconda: In taberna quando sumus; e l’amore, la terza: Cour d’Amour (uno dei rari testi in francese). A chiusura, l’invocazione a Venere e la ripresa del prologo: O fortuna. Considerati in tutto e per tutto alla stregua di una «cantata scenica», il cui lungo sottotitolo specifica: «Canzoni profane da cantarsi da cantori e dal coro accompagnati da strumenti ed immagini magiche», richiede tre solisti - soprano, tenore, baritono - cui sono affidate parti anche impervie; due cori, uno di voci bianche; mimi, ballerini e una grande orchestra. A Santa Cecilia non ci sarà l’annunciata Annick Massis, sostituita da Aleksandra Kurzak, soprano; confermati, invece, Lucas Meachem, baritono e Celso Albelo, tenore. Sul podio Rafael Fruehbeck de Burgos, che torna a pochi mesi di distanza dal suo concerto «spagnolo» ancora per l’Accademia. Prima dei Carmina Burana, de Burgos dirigerà i Trois Nocturnes per orchestra di Claude Debussy.
Auditorium. Sala Santa Cecilia. Sabato 29 (ore 18), Lunedì 1 Dicembre (ore 21), Martedi 2 (ore 19.30) . Info: 06.80.820.58