I chirurghi: «Storace fermi gli stregoni dell’obesità»

Duccio Pasqua

L’obesità è sempre più diffusa e in molti ricorrono alla chirurgia piuttosto che alle diete per eliminare il problema. La Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità, per bocca del suo presidente Nicola Scopinaro, lancia l’allarme, e si rivolge anche al neoministro della Sanità Francesco Storace per fermare gli «stregoni dell’obesità», ovvero quei medici che eseguono senza scrupoli interventi obsoleti e altamente rischiosi per il paziente.
Nel Lazio la situazione è piuttosto allarmante, dal momento che 8 persone su 100 sono obese, e 34 rischiano di diventarlo. Se si pensa che questo è un dato Istat del 2002, e che la patologia è in continuo aumento, ci si rende immediatamente conto della gravità del problema.
Particolarmente preoccupante la statistica che riguarda la provincia di Latina. Uno studio, condotto dai medici di famiglia e dai pediatri dell’associazione «Alfonso Liberatore» fra i bambini della terza elementare di Cisterna, Cori, Aprilia e Latina, ha rivelato che 48 soggetti su 100 sono in sovrappeso, e 20 di questi sono a rischio obesità. Come spiega Giovanni Cirilli, presidente dell’associazione, «il sovrappeso tra i piccoli è direttamente proporzionale al numero di televisori presenti in casa». Un altro dato che emerge dallo studio riguarda l’alimentazione, e in particolare la dieta mediterranea, che in un mondo dominato da snack e merendine di ogni genere sta tristemente soccombendo.
«Solo il 35 per cento dei bambini – continua Cirilli – mangia verdura almeno una volta al giorno. Se qualcuno si presenta a scuola con razioni di frutta o verdura viene deriso dai compagni. La scuola dovrebbe dare un impulso alla riscoperta delle tradizioni culinarie, per invogliare a un ritorno alla dieta mediterranea, ma allo stesso tempo sarebbe necessaria una pressione sulle industrie affinché pubblicizzino un’alimentazione più corretta». L’indagine ha portato alla luce anche un dato curioso: mentre gli uomini che hanno compilato il questionario si sono rivelati piuttosto onesti, le donne hanno mostrato una tendenza a mentire sul proprio peso.
Contro il bisturi facile, la Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità propone un «bollino blu» per i centri che offrano adeguate garanzie. «Un paziente deve potersi rivolgere a un centro in sicurezza – spiega Scopinaro – senza il timore di incorrere in spiacevoli sorprese. È dunque necessario istituire delle regole molto serie che permettano di stabilire con certezza se un centro è affidabile o no». Fa eco Giovanni Lesti, direttore della Chirurgia generale del centro dell’obesità alla «San Feliciano». «Prima di un intervento – sottolinea Lesti – è necessario un dialogo stretto tra nutrizionista, psicologo, chirurgo e medico di base».

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