I ciclisti romani denunciano: «Piste sporche e poco sicure»

«È un semplice appuntamento di ciclisti che casualmente si ritrovano a percorrere tutti la stessa strada, magari lentamente, al centro della carreggiata, in una via solitamente trafficata, all’ora di punta, perché più di una manifestazione è la dimostrazione pratica di come un’altra città sia possibile, bella e divertente». È il manifesto di «Critical Mass», non un movimento ma la riunione di più amanti delle due ruote - sono ammessi anche monopattini, skateboard, pattini e tricicli - per sostenere i diritti dei non-automobilisti, proponendo una mobilità alternativa. L’evento, che si svolge in 200 città del mondo, a Roma si terrà oggi dalle 18 a piazzale Ostiense per proseguire lungo viale Marco Polo, l’Aventino, e l’Ostiense. A maggio è prevista una tre giorni - 25, 26 e 27 - in cui, a piazzale Ostiense si riuniranno Critical Mass italiane e straniere. Il fenomeno si annuncia critico per il traffico. Si stima, infatti, che solo nella capitale ci siano tra 20mila e 25mila ciclisti.
Per verificare lo stato delle piste, abbiamo incontrato Fausto Bonafaccia, presidente dell’associazione Bici Roma. «Attualmente - spiega - le ciclabili esterne vivono un’involuzione per carenza di sicurezza e pulizia. C’è, invece, un’espansione delle tratte nel I municipio, molto percorse, grazie alla Ztl, che, chiudendo le vie alle auto spinge a usare le due ruote». I percorsi esterni vengono utilizzati per lo più da uomini che si avvicinano al ciclismo come pratica sportiva; in centro, invece, bici e tricicli sono usati da molte donne, per spostarsi da un appuntamento all’altro o, con appositi cestini o «bagagliai» in vimini, per fare shopping. Alcuni disagi sono generalizzati - la mancanza di torrette d’emergenza e fontanelle, la scarsa manutenzione delle tratte - ci sono, però, criticità specifiche per ogni percorso. «Problemi di sicurezza sono all’altezza di tutti gli insediamenti nomadi, da quelli autorizzati agli abusivi - racconta Bonafaccia -. La convivenza è particolarmente difficile a Tor di Quinto, dove, spesso, il tracciato viene usato come discarica a cielo aperto. Nelle zone di Tor di Valle e via del Cappellaccio c’è un pericoloso fenomeno di randagismo: i cani rincorrono i ciclisti e ci sono state cadute e ferimenti. All’altezza di piazza Meucci si trovano baracche di lamiera con sporgenze pericolose e poco visibili. Sarebbe sufficiente accostarsi per far passare un’altra persona, per ferirsi in modo grave. Torrette Sos sono state installate solo a Tor di Quinto ma non funzionano». Alcune carenze sono strutturali: «A Ponte Milvio, la pista corre più in alto del livello stradale, ma non ci sono né rampa né canalina per raggiungerla in bici». Altre di gestione: «Le ciclabili, spesso, sono attraversate da veicoli a motore: nessuno fa rispettare i divieti. Le fenditure nell’asfalto vengono chiuse con toppe, che si riaprono poco dopo l’intervento. La vegetazione invade i percorsi rendendone difficile, in alcuni punti impossibile, l’uso. Diversi tratti, a cominciare da quello nella trafficatissima via Aldrovandi, non sono più segnalati, con i rischi che comporta».
Disagi per i tracciati: «Alla Magliana sono stati realizzati interventi che, invece di favorirli, penalizzano i ciclisti, a cominciare dagli stop che danno precedenza alle auto. I semafori di Ponte Marconi impediscono l’attraversamento diretto, imponendo un percorso a quadrato. In viale della Moschea, c’è una curva cieca su una pericolosa discesa, priva di semaforo o specchio». E ancora: proteste per le superfici in sampietrini e l’incognita dell’Estate Romana, che, negli ultimi due anni ha impedito il corretto uso della pista sull’argine del Tevere. «Il primo anno l’inaugurazione del tratto è stata rimandata per la posa degli stand - dice Bonafaccia - il secondo, le strutture sono state montate sulla pista, attraversata a tutte le ore da camioncini per montaggio e rifornimento, malgrado l’accordo per la presenza di veicoli a motore solo in determinate fasce orarie. Ci è stato promesso che tali problemi non si ripeteranno. Staremo a vedere». Il bilancio, quindi, per le due ruote non è dei migliori. «Manca una rete viaria ciclabile, che dal centro raggiunga le diverse zone della città - conclude Bonafaccia -. Molti municipi non hanno alcuna infrastruttura per ciclisti, diversi percorsi sono incompleti o mal tenuti. Chi vuole andare in bici, è, spesso, costretto a farlo in mezzo ad auto e smog».