I colori e gli sguardi dello statista

Nica Fiori

«È stato un suo quadro a permetterci di scambiare le prime parole. Non poteva che essere così, perché se la pittura era per lui il taccuino dell’anima, per me rappresentava l’incontenibile esuberanza della fantasia». Così esordisce Maria Pia Fanfani parlando del marito, scomparso nel 1999, nel catalogo della mostra «Amintore Fanfani. Dipinti e opere su carta 1924-1996. Tra sogno e realtà», organizzata dall’Istituto Italo Latino Americano (IILA) nel 40° anniversario della sua fondazione, voluta proprio da Fanfani.
La mostra antologica dedicata all’opera pittorica di Fanfani è per molti una novità, perché la sua figura era talmente legata alla politica da far passare in secondo piano tutto il resto. Eppure il senatore a vita aveva nei confronti della pittura una passione che non lo ha mai abbandonato e una formazione di tutto rispetto. Era nato in Toscana, una regione il cui paesaggio è già di per sé un’opera d’arte, e aveva compiuto i suoi studi artistici ad Urbino.
La pittura era per lui un’esigenza espressiva, un mezzo capace di mettere a nudo le sensazioni e le emozioni più intime. Era allo stesso tempo l’efficace espediente psicologico che gli permetteva di affrontare con serenità le situazioni più delicate connesse al suo ruolo politico. La mostra raccoglie un centinaio di opere che spaziano dal realismo, all’informale e all’astrattismo, documentando tutti i periodi della ricerca artistica di Fanfani. Tali lavori sono stati esposti in numerose mostre anche all’estero (Ginevra, Berlino, Los Angeles, Hong Kong, Caracas). Dapprima, nel decennio 1930-1940, si è ispirato alla pittura metafisica per passare poi, con Lago di Garda del 1941 e con Luci nel Bosco del 1955, ad una lettura naturale del paesaggio, che rende più intensa la sua tavolozza. Come fa notare il curatore della mostra Floriano De Santi, Fanfani ha elaborato la propria tecnica grafica e pittorica basandosi contemporaneamente sull'intelligenza non provinciale dei moderni Cèzanne, Carrà, Modigliani e sull'umanesimo dei pittori toscani del Quattrocento. A partire dalla fine degli anni Cinquanta la sua meditazione si incentra sulla dialettica tra colore intenso, luminoso, lievemente evocativo e una struttura formale articolata in una spazialità di radice informale. Molto divertente è la sezione dedicata ai disegni caricaturali, che Fanfani eseguiva durante le interminabili discussioni parlamentari.
Piazza Cairoli 3, fino al 30 giugno 2006