I CONSIGLI DI EVI CROTTI Lo stampatello sotto accusa

Lo stampatello che gli adolescenti e i giovani d'oggi utilizzano con tanta facilità può avere diverse valenze causali

Lo stampatello che gli adolescenti e i giovani d'oggi utilizzano con tanta facilità può avere diverse valenze causali: può essere il prodotto di una grafia illeggibile, dovuto ad una motricità non corretta, all'avvento del computer, legato alla struttura nervosa dei ragazzi d'oggi … Ma come mai non tutti i ragazzi adottano lo stampatello?

Dice Giorgio: "Quando scrivo in corsivo mi stanco tanto e mi fa male la mano, quindi uso lo stampatello che è più facile e meno impegnativo". Con questa risposta Giorgio mette a fuoco il motivo per cui certi ragazzi adottano lo stampatello. Può ad esempio esistere una non corretta impugnatura dello strumento scrittorio, legata al fatto che nessuno ha pensato quanto potesse essere importante aiutare quel bambino ad impugnare correttamente la matita nel momento dell'apprendimento della scrittura.

Va peraltro tenuto nel debito conto anche l'avvento della tecnologia che ha ridotto l'utilizzo della manualità fine, poiché in genere per avviare e far funzionare qualsiasi tipo di macchinario elettronico serve solo pigiare dei tasti. Per la scrittura invece c'è bisogno di un apprendimento ad hoc poiché si tratta di un'attività che impone l'uso raffinato e preciso di micromovimenti fini e quindi occorre che tutto l'apparato neurofisiologico e psicologico sia ben assestato. Se nel passato lo stampatello assumeva connotazioni di mascheramento o era l'espressione tipica della poca scolarità, oggi ciò non è più valido e va pertanto messo in discussione perché l'aumento stesso della Cacografia (brutta scrittura), contrapposta alla Calligrafia, ci obbliga a modificare l'interpretazione del simbolismo espressivo.

Occorrerebbe ripristinare, almeno nelle scuole materne, l'uso del pregrafismo classico, per intenderci quello delle aste e dei puntini, che serve per insegnare al piccolo ad attivare la motricità fine. Questo sarebbe più utile che insegnargli a scrivere il proprio nome, magari già a tre anni, andando orgogliosi della sua intelligenza, ma senza tenere conto della sfera emotivo-affettiva. E' forse questo lo scotto che stanno pagando i ragazzi d'oggi, senza dubbio più informati, quindi più propositivi a livello intellettivo, ma più fragili e insicuri a livello emozionale. Anche la facilità a stancarsi può stare alla base del fenomeno stampatello, come espressione della rinuncia alla fatica, all'impegno e al sacrificio.

Per tutti questi motivi occorre parlare più che di una grafia mascherata, di una grafia disimpegnata dovuta in parte ai modelli imposti dai mass media e in parte alla viziatura dovuta al disimpegno. Occorre quindi, al di là dell'interpretazione che viene fatta dello stampatello, che la scuola torni ad insegnare a scrivere sin da piccoli con metodi semplici ma efficaci che comprendano puntini ed aste.

Lo stampatello nell'adolescenza Gli insegnanti dovrebbero fare molta attenzione prima di chiedere o addirittura d'imporre di sostituire una grafia illeggibile, poiché essa sottintende già qualcosa che non va, e cambiare il corsivo con lo stampatello è come prendere una pillola senza risolvere il problema che sta a monte. La maggior parte degli adolescenti che adottano lo stampatello mette in evidenza un disimpegno verso la realtà, un mascherarsi di fronte alla responsabilità, una voglia di non crescere e di lasciarsi trascinare dal quotidiano.

Ma possono anche far capolino sentimenti di inferiorità, timidezza e scarsa fiducia in se stessi, elementi che non favoriscono certamente lo strutturarsi di una personalità adulta e armonica, pronta a mettere in campo i propri talenti. Non basta il computer per giustificare l'assunzione dello stampatello. Ci sono altri elementi che vi concorrono, come ad esempio la perdita della propria individualità per mescolarsi nel gruppo; l'assunzione di tale grafia segnala proprio un cambiamento culturale che predilige i modelli massificati, facili e poco impegnativi. Così l'adulto sta alla finestra a guadare sentendosi spesso impotente di fronte a questi cambiamenti per lui troppo repentini.

Evi Crotti
Psicopedagogista, scrittrice ed esperta di grafologia
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