I cristiani sgozzati e il silenzio dell’islam

Per due giorni di seguito mangio tenendo il televisore acceso e mi va di traverso il boccone. Si comincia mercoledì con la notizia che viene da Malatya, dove tre cristiani vengono sgozzati come animali, dopo essere stati incaprettati. La loro colpa è quella d’essere stampatori di bibbie e quindi nemici. Il mondo è sgomento ma la cosa non mi rassicura. Giovedì, al Tg1 delle tredici e trenta va in onda la replica. In Iran, le massime autorità religiose e civili hanno decretato che si può uccidere in nome di Allah. Quando si abbiano ragionevoli motivi per dire che un comportamento non è in linea col Corano, sopprimere una persona non è considerato reato. Veniamo a conoscenza di due fidanzati, fatti fuori perché passeggiavano mano nella mano non essendo ancora sposati.
Ancora una volta penso politicamente corretto e cioè che non tutti i musulmani sono così. Poi, però, mi viene il dubbio che qualche esaltato possa pensarla esattamente nello stesso modo, sentirsi quasi inebriato da tanta religiosa determinatezza. E chissà questo signore dove sta di casa. Chissà dove va a pregare. Chissà se parla arabo o un italiano stentato, magari con accento bergamasco piuttosto che catanese.
Rimugino e mi torna alla mente la lectio di Papa Benedetto XVI a Ratisbona. Parlava di fede e ragione. Per denunciare il pericolo che quest’ultima sia tentata di smarcarsi dalla prima, relegando la dimensione spirituale nell’ambito delle sottoculture. La lezione è soprattutto per l’Occidente. Ma Benedetto XVI voleva mettere in guardia anche dal pericolo di una religione incapace di coniugarsi con la razionalità, fino a dimenticare i diritti fondamentali della libertà e del rispetto della vita. E questa volta il messaggio se lo becca l’Islam. Non c’è voluto molto per vedere con che animo i musulmani sono passati all’incasso: manifestazioni di piazza, chiese bruciate e qualche cristiano mandato a miglior vita.
Mi chiedo per quale ragione cali su questi episodi l’assordante silenzio dei governi dei Paesi islamici. Tanta afonia finisce per trasformarsi in humus di coltura dentro il quale trova una via di fuga il fondamentalismo più intollerante e pericoloso. E così la galassia musulmana finisce per trasformarsi in una tavolozza, dove tutti i colori, da quelli della moderazione a quelli della violenza, trovano uguale legittimazione.
È evidente che l’indignazione dei Paesi democratici non può essere circoscritta a qualche fondo di giornale o demandata alla crudezza della cronaca. Il controllo del pensiero islamico che circola nelle moschee di casa nostra, così come la verifica dei testi e dell’insegnamento nelle scuole di lingua araba non possono esaurirsi in qualche estemporaneo controllo di ordine pubblico. Mai come oggi la democrazia, perché sia vera, ha bisogno di verità e di identità.
brunofasani@yahoo.it