I cristiani si rassegnino: diventeranno carbonari

Marcello D’Orta

Cari lettori vicini e lontani, oggi faremo un po’ di ripasso di Storia: parleremo di Carboneria. La Carboneria (come ogni buon italiano di pur modesta cultura dovrebbe sapere) fu la più importante società segreta italiana (le società segrete erano associazioni clandestine diffuse già nel Settecento, ma si moltiplicarono dopo la rivoluzione francese e soprattutto dopo il Congresso di Vienna). Essa era cosiddetta perché i suoi adepti - appunto i carbonari - comunicavano con i termini dei venditori di carbone. Ne nacque un gergo in cui ad ogni parola corrispondeva un’altra, un linguaggio oscuro ed allusivo che metteva al riparo dai sospetti governativi. Ad esempio: baracche erano detti i luoghi di riunione, buoni cugini gli affiliati, lupo del bosco il nemico, carbone le armi, foresta l’Italia, e così via.
Certo, sarebbe stato molto più comodo potersi esprimere alla luce del sole, fissare ad esempio un appuntamento davanti a un soldato nemico e dire: «Allora siamo d’accordo, neh? Ci vediamo stasera alle otto nella sede della Carboneria in via Torino 9, di fronte a Martini, il vinaio... Oh, mi raccomando, non mancare! Stasera si dibatte un tema fondamentale: la cacciata degli Austriaci dall’Italia...». Sì, sarebbe stato molto più comodo, ma bisognava arrangiarsi con il gergo, i gesti (osceni, se si parlava dei tedeschi) o il linguaggio dei sordomuti.
Questo accadeva due secoli fa, ma chi crede che non possa accadere ancora si sbaglia. Se si va di questo passo, da qui a qualche anno i cristiani italiani, i cristiani europei (compresi gli Austriaci), e i cristiani del mondo diventeranno tutti carbonari, tutti facenti parte di una setta segreta caratterizzata non già da una forte opposizione ai governi assoluti ma al pensiero (sempre più) dominante. Il pensiero (sempre più) dominante che allestire presepi, cantare canzoncine religiose, esporre crocifissi nelle scuole negli ospedali e nei tribunali eccetera, vale ad offendere l’Islam di casa nostra, ad urtare la sensibilità di chi cristiano non è, a violare la par condicio religiosa.
Non c’è giorno in cui televisione o quotidiani non ci informino che in qualche parte del mondo (che da più parti del mondo), un direttore didattico ha vietato la costruzione di un presepe, impedito che si cantassero canti cristiani, cancellata una recita natalizia, bloccato l’ingresso a scuola di un alto prelato; o che il tale grande magazzino ha eliminato il presepe dagli scaffali; o che (finanche!) gli zampognari sono stati scacciati come bestie rognose.
Di questo passo, perfino scambiarsi il «Buon Natale» può diventare pericoloso: se infatti dovesse ascoltarci un Adel Smith (quello che battagliò in tribunale per togliere i crocifissi dalla scuola della figlia) o un qualunque preside che ritiene l’Italia «troppo» laica per permettere simili esclamazioni, rischieremmo di fare la fine di Silvio Pellico (nel migliore dei casi) o di Ciro Menotti.
Da oggi in poi sarà più prudente scrivere sui biglietti augurali «Buone feste», senza fare alcun accenno al Natale, biglietto che naturalmente dovrà rappresentare un paesaggio «neutro» (tipo Intervallo televisivo degli anni Sessanta) o avere semplici decorazioni liberty.
Caro Gesù Bambino, per quest’anno l’Islam ti fa ancora scendere «dalle stelle». Per il futuro non garantisce niente.
mardorta@libero.it