I dati della Cassa edile Ormai nei cantieri si parla romeno

Romeno. Tra i 18 e i 35 anni. Segni particolari: operaio comune. È l’identikit della manodopera edilizia di Roma e Provincia che nell’ultimo triennio ha visto una forte crescita dei lavoratori stranieri. Dal 6,8 per cento del totale dei lavoratori iscritti alla Cassa edile del 1998 si passa al 49,9 del 2008. Un balzo in avanti straordinario che, valutato sotto l’aspetto numerico - dai 1874 si arriva ai 31.904 - rende ancor più l’idea del boom di lavoro straniero che sta caratterizzando la Capitale e il territorio limitrofo. La parte del leone la fanno i romeni che rappresentano il 75 per cento del totale dei lavoratori provenienti dall’estero e che hanno sostituito nel tempo polacchi e albanesi, prevalenti una decina di anni fa. I comuni più abitati dagli operai dopo Roma, con più di 20mila unità (con particolare presenza nei municipi 8 e 13), sono Guidonia Montecelio, con 1617 lavoratori e Velletri (1340). L’insieme dei dati, forniti dalla Cassa edile di Roma e Provincia nel corso del primo rapporto annuale sull’occupazione nel settore edile a Roma, presentato a Palazzo Rospigliosi, indica come sempre più italiani si rifiutano di impiegarsi nel settore dell’edilizia. «I lavoratori italiani occupano una fascia medio-alta di età, sopra i 45 anni, mentre gli stranieri prevalgono in quella medio-bassa, dai 18 ai 35 anni - spiega Edoardo Bianchi, presidente della Cassa edile romana - Questo chiaramente significa che c’è una sempre maggiore ritrosia da parte dei nostri connazionali a svolgere certe mansioni». In 50 anni di attività, appena festeggiati, la Cassa edile ha registrato un trend positivo, soprattutto negli ultimi 10 anni: dalle 4.491 imprese per 27.361 lavoratori del 1998 si passa alle 11.544 imprese per 63.092 lavoratori del 2008. L’arrivo in massa di manodopera dall’estero ha prodotto una progressiva dequalificazione del lavoro: gli operai comuni rappresentano oggi il 47,3 per cento del totale contro il 28,6 del 1998. Si assiste negli ultimi 5 anni a un’impennata del lavoro part-time: dai 3mila lavoratori del 2003, pari al 10, per cento si passa ai 9500 del 2008, esattamente il 22,6 per cento. La crisi ha inciso anche nel settore edilizio: paragonando il primo semestre di quest’anno con quello dello scorso anno, risulta una diminuzione di tre milioni di ore lavorate per una media per lavoratore di 112 ore mensili e 1344 annuali. L’incubo disoccupazione è dietro l’angolo se non si interviene con strumenti adeguati: «Sarebbe banale chiedere più risorse. Una cosa che invece si può chiedere a tutti gli enti locali è una maggiore celerità nello svolgimento delle istruttorie per le varie autorizzazioni - precisa il presidente della Cassa edile di Roma -. Altrimenti si rischia a ottobre la disoccupazione di qualche milione di persone, tra l’edilizia diretta e quella indotta. Come imprenditori, abbiamo la percezione che questo problema non viene vissuto adeguatamente dalla pubblica amministrazione. Per una pratica che può essere istruita in 10 giorni, oggi servono 4 mesi. E non va bene». A preoccupare chi lavora nell’edilizia è anche la scarsità delle commesse pubbliche rispetto a quelle private: «I lavori pubblici non decollano, il Comune di Roma ha fatto 30-40mila appalti l’anno scorso ma nel mese di agosto per esempio il lavoro è stati pari a zero» chiarisce Sandro Grugnetti, vicepresidente della Cassa edile.