I fondi spingono la raccolta Obiettivo quota 2.500 miliardi

Oggi solo il 30% della ricchezza delle famiglie italiane è affidata al risparmio gestito. Centrale la consulenza

Ennio Montagnani

Il patrimonio dell'industria italiana del risparmio gestito ha registrato nel periodo 2012-2016 un incremento del +62,7%, passando da 1.194 miliardi di euro a 1.943 miliardi a fine 2016 grazie alla crescita dei prodotti assicurativi e dei fondi pensione. Nei prossimi quattro anni, ovvero da qui al 2020, la crescita dovrebbe proseguire sebbene ad un ritmo più moderato. Secondo lo studio «L'industria dell'asset management nel 2020» a cura di PwC, focalizzato sui driver strategici che supporteranno i player del risparmio gestito, il patrimonio dovrebbe infatti attestarsi a quota 2.536 miliardi a fine 2020 (+30,5%).

Gli esperti hanno stimato tale evoluzione partendo dal fatto che soltanto il 30% delle attività finanziarie delle famiglie italiane è oggi gestito, contro una media europea del 41%. Esiste pertanto un ingente potenziale di crescita del risparmio gestito che l'industria del wealth management dovrà cercare di accaparrarsi, proponendo nuovi modelli di servizio e nuove soluzioni.

«Negli ultimi anni la ricchezza delle famiglie italiane si è spostata verso i prodotti del risparmio gestito per far fronte ai rendimenti vicini allo zero sugli investimenti che sono sempre stati prediletti dagli italiani, ovvero le obbligazioni governative e bancarie. Considerando che circa i 30% della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è investita in prodotti del risparmio gestito, ci aspettiamo che questo trend possa continuare per avvicinarsi ulteriormente alla media europea», ha puntualizzato Mauro Panebianco, partner di PwC e Awm Consulting Leader Italy, secondo il quale, inoltre, la crescita del patrimonio, nonostante la crisi economica degli ultimi anni, spinta soprattutto da una polarizzazione della ricchezza verso le famiglie private, ha ulteriormente supportato la crescita del settore. Gli operatori di mercato potranno fare leva sugli strumenti analitici e sui nuovi modelli digitali per una più efficiente gestione dei costi (per esempio riducendo i costi di servizio per il segmento retail che aspira a servizi meno onerosi grazie ai robo advisor) ed una rimodulazione della propria offerta, includendovi soluzioni rivolte alla clientela più giovane, con forte propensione alla gestione diretta dei propri investimenti (tramite servizi online).

Un insieme di soluzioni che dovrebbero permettere una gestione più dinamica della clientela esistente nonché l'incremento della base clienti, estendendola a clienti non fidelizzati da altre banche. Secondo gli esperti, in particolare, la comunicazione con la clientela subirà profonde trasformazioni: sarà più interattiva, più immediata e più conveniente, con una riduzione dei costi operativi ed una più efficiente gestione del rischio operativo.

Un contesto sfidante nel quale saranno probabilmente premiati soprattutto i player capaci di offrire soluzioni in grado di ridurre la complessità per i distributori e mantenere alti livelli di remunerazione nonché prodotti personalizzati che consentiranno di intensificare la fidelizzazione del cliente. In tutti i casi, le banche continueranno a restare centrali sebbene con strategie differenti a seconda dei casi e delle caratteristiche specifiche dei singoli gruppi. Per esempio Unicredit ha preferito allearsi con Amundi cedendo a quest'ultima Pioneer Investments per creare uno dei gruppi europei più importanti nel settore del risparmio gestito. Intesa Sanpaolo, dopo aver ragionato su una possibile fusione con Generali, ha preferito proseguire per conto proprio mentre Anima e Poste Italiane pensano sempre ad un polo italiano del risparmio gestito. Nel caso di Banco Bpm, invece, il management è al lavoro per sfruttare tutte le sinergie della fusione a cominciare dal private banking. Altrettanto fondamentale sarà inoltre la consulenza. L'attuale contesto dei mercati finanziari polarizza gli investimenti tra prodotti passivi e prodotti fortemente specializzati. Se i primi (fondi indicizzati ed Etf) trovano sempre più spazio anche nei portafogli retail, nell'ambito dei prodotti a gestione attiva, la diversificazione e gli strumenti capaci di garantire extra rendimento anche alla clientela affluent e retail tramite gestioni patrimoniali e fondi di fondi, necessitano delle competenze dei professionisti della consulenza finanziaria. Persone di fiducia (come i consulenti di Fideuram, Mediolanum, CheBanca, Fineco, Banca Generali) che, insieme all'investitore, approfondiscono tutte le esigenze (finanziarie e previdenziali) della famiglia e studiano la soluzione più adeguata da tenere costantemente sotto osservazione negli anni.