I giardini incantati riemersi dalla cenere

A Roma lo splendore delle pitture parietali nella rassegna «Rosso pompeiano»

Le figure suggestive e soprannaturali degli dèi dell’Olimpo, i mostri della mitologia, i misteri eleusini ed isiaci, i giardini incantati ove si potevano incontrare gli eroi del mondo antico e tutto quel milieu con i suoi riti e le sue meraviglie. E che, come per un incantesimo, sono riapparsi dopo quasi due millenni di oblio nelle città vesuviane sepolte dalle ceneri del vulcano nell’eruzione del 79 d.C. che occultò e soffocò le splendide località del golfo partenopeo.
Ora si presentano a noi rimessi in ordine nella bellissima mostra romana «Rosso Pompeiano» al Museo archeologico di Palazzo Massimo, che raccoglie i più prestigiosi affreschi di Pompei; taluni riapparsi negli scavi più recenti e tutti sapientemente restaurati dopo esser stati distaccati, «strappati» come suol dirsi, e rimontati con il loro spessore di intonaco e poi nuovamente montati su un idoneo supporto per l’esposizione.
Lo spesso strato di cenere dell’eruzione ha tolto alla pittura la lucentezza e la vivacità cromatica, conferendo alle pitture un aspetto opaco e struggente che ne accresce il fascino. I colori smaglianti, i rossi, i verdi, l’ocra e il nero di certi sfondi, erano ottenuti con l’encausto lucidato accuratamente a cera fino a farne una superficie compatta e smagliante. Se il colore si è preservato, la cera è evaporata e ora, perso il loro fulgore variegato, ci appaiono come velati da una coltre di malinconia. Una malinconia che traspare nei volti dagli sguardi profondi non solo delle figure della vita quotidiana ma anche degli dèi. C’è uno stupendo ritratto di Teseo che esce dal labirinto ove ha appena ucciso il Minotauro, attorniato dai bambini che gli tributano una riconoscenza imperitura per non essere più dati in pasto al terribile mostro. Questo Teseo ha uno sguardo così intenso come forse mai è stato ottenuto nella storia della pittura.
Gli affreschi della mostra decoravano un tempo le case di Pompei, Ercolano e Oplontis e molti di loro sono rimasti in loco sulle pareti dove furono concepiti. Vi sono dunque scene di genere, del teatro, degli altari e dei riti che venivano celebrati nella vita quotidiana, ma vi sono in gran parte anche episodi mitologici, come il supplizio di Marsia, Perseo che libera Andromeda dopo aver reciso il capo di Medusa, Nettuno e Anfitrite, Alcesti e Adneto, la nascita di Dioniso dalla coscia di Giove, menadi, satiri, centauri, ninfe. A testimonianza di un repertorio che attingeva ispirazione dalle gesta dell’epica leggendaria classica: Paride, Efesto nell’officina intento a forgiare i metalli assieme ai Ciclopi, Polifemo e Galatea, Zefiro e Clori, ed Eracle, ritratto anche in età infantile mentre strozza i serpenti.
E, come pezzo forte dell’esposizione, una ricostruzione della stanza della Casa del Bracciale d’oro di Pompei, ove è dipinto in tromp-l’oeil un giardino incantato di rami di alloro e palmette che si intrecciano a una fontana baccellata a cui si abbevera uno stuolo di uccelli esotici che svolazzano tutt’attorno stagliandosi dal fondo verde chiaro delle foglie e dall’azzurro del cielo: corvi, upupe, merli e gazze bianche e nere. Il giardino è inquadrato da un basso incannucciato da cui si ergono erme dai volti colorati e sui bordi si posano tortorelle, trampolieri, cicogne e gru. Vi è poi la decorazione parietale del celebre Edificio dei Triclini, nel quale i personaggi di questo mondo illusorio stanno libando al suono delle cetre.
Dipinti stupendi che, se non fossero stati scoperti soltanto nel Settecento, si sarebbero potuti considerare motivo di ispirazione di tutta la pittura del Rinascimento, che tuttavia poté ammirare quello stile in altri siti archeologici come gli affreschi della Casa di Livia al Palatino che fanno parte stabile del Museo di Palazzo Massimo e che pare voglia accogliere sotto la sua egida questa magnifica esposizione.
LA MOSTRA
«Rosso Pompeiano. La decorazione pittorica nelle collezioni del Museo di Napoli e a Pompei». Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme. Fino al 31 marzo. Info: 0639967700. www.pierreci.it.