I governatori sotto accusa attaccano i Ds

Soltanto la Bresso dà ragione al segretario: «Ci vuole più sobrietà»

Emanuela Fontana

da Roma

Lo scontro, ma su un’altra questione, era partito pochi giorni fa: quattordici governatori del centrosinistra avevano chiesto la chiusura dei Centri di permanenza temporanea (Cpt) per immigrati e Piero Fassino aveva risposto che è «una semplificazione errata». Ora lo scollamento tra amministrazione centrale e quella satellitare del centrosinistra si è accelerato drammaticamente. Il senatore-fustigatore dei governatori Cesare Salvi, va avanti per la sua strada: «Troppi sprechi e abusi nelle regioni di centrosinistra, bisogna passare dal consociativismo al rigore». E la risposta dei presidenti accusati, sostanzialmente compatti, è un attacco alla base maggioritaria che in un documento approvato dalla direzione nazionale dei Ds li critica per presunti eccessi e sprechi amministrativi. Il governatore della Calabria, Agazio Loiero (Margherita), è implacabile: «Ho definito una comica la presentazione di quel documento e lo ribadisco, sempre più convinto che tutto sia nato da un problema interno ai Ds già in vigilia elettorale». Piccata anche la reazione della presidente dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti: «Ragioniamo sui conti pubblici nazionali», sposta l’obbiettivo. E difende la sua regione, «esempio di amministrazione virtuosa». Il documento dei Ds «ha sollevato un polverone» che rischia di provocare «tagli a casaccio».
In un’intervista all’Unità, il governatore del Lazio Piero Marrazzo ha mantenuto il low profile. Ha insistito però sul rischio di dare il fianco «alla destra» da qui al 2006: «Condivido il discorso di Fassino, ma i miei valori sono sobrietà e stile - si auto-assolve - Valori che abbiamo seguito e che continuiamo a seguire. Mi dispiace che qualcuno abbia pensato che nel Lazio non ci fossero rigore e stile, perché noi li abbiamo sempre avuti». Sul passaggio da 12 a 16 del numero degli assessori ha risposto che «è stabilito dallo Statuto».
Con un Antonio Bassolino, si dice, molto offeso che telefona a Fassino, accanto all'indisposizione generale di altri governatori, l’unica paladina di Salvi, Fassino e di chi considera «spreconi» gli amministratori di centrosinistra per ora sembra essere la governatrice del Piemonte Mercedes Bresso: «Fassino ha ragione - commenta - perché c’è stata un’esplosione para-privatistica che ha sregolato la situazione». Secondo la Bresso «servono sobrietà e rigore nella gestione degli enti locali, quello che negli altri Paesi è la norma». Ridurre i deficit significa «avere rispetto per il denaro altrui e per le difficoltà di molti».
Gli altri si trincerano dietro un’autodifesa alle accuse della Quercia. Il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano del Turco ha commentato: «La questione sta tutta nel vecchio equivoco che discende dalla tradizione comunista e che evidentemente alberga ancora in una parte dei Ds». Ossia «un certo moralismo inutile».
Il governatore Loiero è un fiume in piena: «Il documento dei Ds è comico - ribadisce - perché avviene a otto mesi dalle elezioni politiche, nella massima esposizione mediatica determinata dall'assemblea dei Ds e perché propone assurde censure contro i propri presidenti utilizzando materiali e linguaggi dei giornali di destra». Le critiche del Botteghino ai governatori sono quindi, per Loiero, un autogol: «Salvi si rende conto di quanto autolesionismo ci sia in tutto ciò?». Il senatore è «un fustigatore di costumi partendo da affermazioni non vere». Il più zitto, per ora, è Bassolino, che a quanto pare non ha voluto parlare nemmeno con l’Unità.
In Lazio si sta già formando una «commissione sugli sprechi»: «La percezione negativa dell'operato della giunta regionale deve essere talmente elevata - sottolinea il capogruppo del Nuovo Psi, Donato Robilotta - che il segretario regionale dei Ds, Michele Meta, arriva a proporre una commissione sugli sprechi pur di metterci una pezza». Antonio Martusciello, ex sfidante di Bassolino e ora viceministro per i Beni Culturali avverte: «La Cdl deve essere estranea ad ogni forma di consociativismo e non può tollerare alcun tipo di baratto politico in cambio di presidenze di commissioni».