I LIBRI IN ARRIVO

Che vincano le storie. Perché mai come quando si torna dalle vacanze si ha voglia di viaggiare. E una storia sembra ancora il modo migliore per fingere di farlo. Vi rassicuriamo: «l’ultimo» di Scurati, Maggiani, Benni, Yoshimoto, Murakami, Orengo, Starnone, Mastrocola, Carofiglio, Alicia Giménez Bartlett, Joyce Carol Oates, Chuck Palahniuk, Tom Clancy, Jay McInerney e Tahar Ben Jalloun e anche di quei due esordienti di cui parlano tutti, il Gary Shteyngart di Absurdistan e il Jonathan Littell che ha fatto incetta di premi in Francia con Le Benevole, ecco, tutta questa narrativa già nata vincente è già sugli scaffali o sta per arrivarci entro un mese o poco più. Ma in questo spazio vincono le storie.
La storia di un timido, di quelli che ci fanno paura o tenerezza. Si chiama Peter Crumb e ha regolato il timer: tra 7 giorni si ucciderà. E si regala una settimana di distruzione e vendetta da pavido psicopatico. Gli ultimi sette giorni di Peter Crumb (Newton & Compton, pagg. 256, euro 9,90) è l’opera prima di un attore e sceneggiatore della Royal Shakespeare Company, Jonny Glynn, che nella mente devastata del suo protagonista vede la società contemporanea, baby gang incluse.
Come la storia di una strage, che Douglas Coupland in Hey Nostradamus (Frassinelli, pagg. 250, euro 17) immagina in un liceo di Vancouver vent’anni fa.
La storia del latte materno. Perché è da lì che una famiglia succhia la vita, reale e metaforica. E ogni famiglia, come si dice, conosce le sue disgrazie. La famiglia Melrose (Einaudi, pagg. 200, euro 13,80) non ce ne risparmia neanche una: Patrick, padre nevrotico e alcolista. Eleonor, nonna stravagante. Mary, moglie ossessionata dalla maternità. Robert, il figlio più grande, che minaccia il mondo a sberleffi. Thomas, il piccolo, spaurito dal futuro. Il narratore è Edward St Aubyn, classe 1960, violentato dal padre fino all’età di otto anni, tossicodipendente a sedici, potenziale suicida a ventotto, narratore inglese di purissima razza, che lava in questo romanzo i marcescenti panni della propria famiglia di origine.
E la storia di Gian Burrasca, che credevate di conoscere a menadito? A cento anni dall’uscita del libro di Luigi Bertelli-Vamba, arriva l’americana Metta Victoria Fuller Victor (1831-1885) a farvi cambiare idea. Suoi sono romanzi, racconti per bambini, poesie e ricettari. Ma qui da noi è destinata a essere ricordata perché ha «liberamente ispirato» il padre di Giannino Stoppani con il romanzo A bad boy’s diary, uscito in Italia per Bemporad nel 1911 con il titolo Memorie di un ragazzaccio. Ora Cooper ripubblica l’opera con il titolo americano: se avete intenzione di fare un confronto, soffermatevi sulle prime cinquanta pagine.
La storia dell’insegna di un pub, L’Osteria volante (Bompiani, pagg. 320, euro 8,40). Portata in giro per l’Inghilterra come simbolo rivoluzionario da un capitano irlandese, Patrick Dalroy, che non regge al lutto per la perdita di un patrimonio nazionale: l’alcool. Perché l’astinenza obbligatoria è il minimo, se si stringe alleanza con l’Islam. Un romanzo di scioccante preveggenza, in cui Gilbert K. Chesterton - di cui tra l’altro Excelsior1881 ripubblica la rarissima raccolta di scritti L’utopia dei parassiti (pagg. 164, euro 14,50) - immagina un’Inghilterra «islamizzata» cento anni «dopo». Cioè, oggi.
La storia di un cinese. Un ragazzino che vive nel Nord-Ovest durante la Rivoluzione culturale e rimane incantato dal nuovo insegnante d’inglese, ecco che il miracolo dell’Attimo fuggente si ripete. English (Neri Pozza, pagg. 320, euro 16,50) è così bello e vero che Liu Ai, l’adolescente protagonista creato da Wang Gang, potrebbe essere europeo, americano, arabo o indiano. Tanto la scoperta della vita adulta che trafigge i sogni è la stessa. Diversa, qui, è la via di salvezza: l’unico dizionario d’inglese in tutta la città.
La storia di un secolo, il ’900. Feltrinelli scommette sul feuilleton di gran classe per l’esordio di Benedetta Cibrario. Rossovermiglio (pagg. 216, euro 15) narra la riscossa femminile tra le due guerre, incarnata in una giovane aristocratica piemontese che getta alle ortiche il matrimonio combinato per un futuro da imprenditrice vinicola. In cui rispunta un amore enigmatico e irrisolto.
La storia di quattro perdite: una vita, un braccio e due amori. Gli autori, i fratelli Luisa e Fulvio Ervas, avevano dato lo scorso Natale un’ottima prova con un giallo domestico, Commesse di Treviso, e ora ci riprovano sempre a conduzione familiare con Succulente (Marcos y Marcos, pagg. 240, euro 14,50). In cui tra Lisbona e le spiagge oceaniche, al ritmo lento di un male incurabile, quattro persone si fanno domande. Il bello è che non danno risposte.
La storia, vera, di una Donna che leggeva troppo (Rizzoli, pagg. 410, euro 19). Almeno nella Persia dei mullah di metà ’800. Non bastasse, l’autrice persiana Bahiyyih Nakhjavani racconta che quella donna, Tahirih, scriveva poesie e insegnava ad altre donne. Lo shah provò a sposarla, ma, rifiutato, si vide costretto a imprigionarla e ucciderla. E la storia, invece, di una lettrice esordiente: la regina d’Inghilterra. Che d’un tratto parla, e parecchio. Ma solo di libri, visto che Alan Bennett gliene fa scoprire l’esistenza nell’ultima sua straordinaria follia: La sovrana lettrice (Adelphi, pagg. 100, euro 12).
E poi l’ultima storia, quella di una bambola, un gatto, un Bagnino Crudele. Narrata da Elena Ferrante ne La spiaggia di notte (e/o, pagg. 49, euro 13), che dedichiamo ai bambini. Venerati maestri nel riconoscere le storie vincenti.