I libri salvati dai ragazzini. I migliori lettori? Hanno tra gli 11 e i 14 anni

L'Istat fotografa l'identikit del lettore italiano: abita al Nord, ha genitori laureati e un'età compresa tra gli undici e i quattordici anni. Intanto cresce (ma di poco: solo dell'1,7%) la lettura non scolastica nel nostro paese

Appartenete 15% della popolazione che legge più di 12 libri l'anno? Oppure a quella schiera di lettori pigri che spalma un solo tomo nell'arco di un anno? In questo caso siete in buona compagnia visto che il 46 per cento degli intervistati dall'Istat ha confessato di leggere appena un libro in dodici mesi. L'identikit del lettore medio italiano tracciato dall'Istat ha questi connotati: prevalentemente donna, anche se l'ultima crescita ha visto protagonisti soprattutto i maschietti. È del Nord e del Centro, meno del Sud e delle Isole, studente o laureato, e tra chi lavora prevalgono i dirigenti, i quadri, i liberi professionisti. Inoltre, il 44,3% della popolazione ha dichiarato di aver letto fino a 3 libri nell'ultimo anno. Secondo l'istituto nazionale di statistica, però, si è fatto un piccolo passo avanti rispetto al 2009 (anno dell'ultima rilevazione). La crescita dei lettori di libri è dell'1,7%.
Nel 2010 il 90,1% delle famiglie dichiara di avere libri in casa: il 62% ne possiede al massimo 100, il 12,2% da 101 a 200 e il 15,9% più di 200. Il 9,6% (pari a 2 milioni e 338 mila famiglie) dichiara di non possedere alcun libro. Chi legge più libri sono i giovani e i giovanissimi. Secondo l'Istat, infatti, la quota più alta di lettori si riscontra nella fascia compresa tra gli 11 e i 17 anni (oltre il 59%), con un picco tra gli 11 e i 14 anni (65,4%), e decresce all'aumentare dell'età. Già a partire dai 35 anni la quota di lettori si colloca intorno al 50%, per diminuire drasticamente dai 65 anni in poi e raggiungere il valore più basso tra la popolazione di 75 anni e più (22,9%).
Il titolo di studio, inoltre, influisce fortemente sui livelli di lettura: si va da un massimo dell'80,8% tra i laureati a un minimo del 28,9% tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo. Se poi si tiene conto della condizione professionale, leggono di più quadri e impiegati (69,2%), seguono i dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (67,3%) e per finire gli studenti (66%). Al contrario, leggono molto poco gli operai (31,7%), i ritirati dal lavoro (35,3%) e le casalinghe (36,1%).
Quanto alle differenze territoriali, sono ancora il Nord (54%) e il Centro (50,6%) le aree del Belpaese dove le persone hanno letto almeno un libro nell'ultimo anno. Nel Sud e nelle Isole, invece, la quota di lettori scende, rispettivamente, al 34,5% e al 36,9%. Quanto ai giovani e ai giovanissimi, futura classe dirigente dell'Italia, nel 2010 il 58,2% dei bambini e ragazzi di 6-14 anni dichiara di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista. L'interesse verso la lettura di libri aumenta al crescere dell'età (il 52,5% tra i 6 e i 10 anni e il 65,4% tra gli 11 e i 14 anni) ed è maggiore tra le femmine (il 63% delle bambine e ragazze di 6-14 anni rispetto al 53,8% dei coetanei maschi).
Emergono forti differenze territoriali nei comportamenti di lettura: dichiara, infatti, di leggere il 68,7% dei bambini e ragazzi di 6-14 anni residenti nel Nord a fronte di una quota che si attesta al 63,7% nel Centro e scende al 44% nel Mezzogiorno.
Tra gli elementi che possono influire sulle abitudini di lettura dei bambini e dei ragazzi, infine, un ruolo importante lo riveste, secondo l'Istat, il numero di libri presenti in casa e il comportamento di lettura dei genitori. I dati evidenziano un significativo incremento della quota di giovani lettori in quelle famiglie dove i libri sono presenti in casa e, in particolare, in quelle dove la biblioteca domestica è più consistente ed è consultata anche dai genitori.