I Mascalzoni affondano New Zealand

Finalmente il vento: al via la Vuitton Cup. E la barca di Onorato beffa i "kiwi" favoriti

Valencia - Ieri finalmente regate e italiani in primo piano. Mascalzone Latino Capitalia ha vinto due prove battendo Emirates Team New Zealand e i francesi di Areva; Luna Rossa ha battuto la morbida China Team e la più coriacea Victory.
La regata del giorno era ovviamente quella di Mascalzone che ha messo subito in chiaro di non voler fare la figura del comprimario. Era una regata davvero difficile, perché gli ex detentori della Coppa sono al primo posto tra i favoriti e, per questo, sono ora tutti molto sorpresi. Decisiva la scelta di Vasco Vascotto di cercare vento a destra subito dopo il via: il vantaggio conquistato nella prima bolina basterà a vincere la regata. Anche Bmw Oracle ha centrato due regate ed è ora in testa con Luna Rossa; un solo punto di ritardo, invece, per Mascalzone, che sconta una posizione peggiore dopo gli Act. Ieri, chi scrive era a bordo di +39 nella sua prima regata contro Areva, partita pochi minuti dopo Mascalzone e Emirates. Il diciottesimo deve stare a poppa: non può entrare in pozzetto, non può parlare, non può avere telefoni o macchine fotografiche in tasca. Al massimo guarda alzando la testa: può sembrare poco, ma sei pur sempre in Coppa America. Dato che New Zealand sembra aver scelto la sinistra del campo, il pozzetto di +39, con i medagliati olimpici Iain Percy e il tattico Ian Walker, in qualche modo resta influenzato da quella visione e prende la stessa fregatura, mossa che influenzerà il resto della regata... Capita. Areva invece, più o meno, fa le scelte di Mascalzone e si butta a destra. Tutta la prima bolina è il famoso «tacking duel», virate a più non posso. Purtroppo, la tendenza del vento a ruotare un poco a destra e il fatto che Areva spinga la barca italiana in controfase con il vento, finisce per dare vantaggio agli avversari. Nella seconda poppa si combatte ancora vicini ma nella terza bolina i musi dell'equipaggio arancione si allungano: i francesi sono lontani e imprendibili.
È un poco la resa dei conti, dopo mesi di lavoro difficile, con sulla testa un albero vecchio (quello con cui Alinghi ha vinto nel 2003), si comprende che non sarà facile essere protagonisti come si poteva sperare. La Coppa America è spietata: non basta un buon progetto e un gran timoniere. Ci volevano i soldi al momento giusto per lavorare con tranquillità e arrivare con la barca messa a punto. Ci sarà una rivincita di sicuro, ma Areva era un avversario sulla carta abbordabile. Nella seconda regata con Desafio le cose non vanno meglio, anzi. Il vento è debolissimo e la barca spagnola si allunga molto bene.
Una volta a terra infuria la polemica per il cambio di programma proposto per recuperare le regate perse finora, che prevede di correre round robin uno e due insieme, per arrivare a concludere le regate il sei di maggio. Molto contrari i neozelandesi, già avvelenati per la sconfitta. Dice il tattico Terry Hutchinson: «La Louis Vuitton Cup serve a selezionare il miglior sfidante, il tempo di pausa tra una serie di regate e l'altra serve a mettere a punto le barche e ci sembra necessario». Ci sono altri della stessa opinione e sono previste nuove riunioni.