Dentro i meandri del cervello di un genio

Una rassegna a Firenze sul pensiero leonardesco, il Codice Trivulziano a Milano, gli studi di matematica a Londra

Qual è il segreto della mente di un genio? Una domanda che ha sempre affascinato gli studiosi. Risposte «scientifiche» non ne sono state ancora trovate, per quanto si frughi tra i neuroni. Indaga nel pensiero leonardesco la bella mostra fiorentina aperta per tutto l’anno agli Uffizi, «La mente di Leonardo. Nel laboratorio del Genio Universale», promossa dal Museo di Storia della Scienza. Spirito informatore, l’indagine a tutto campo sull’attività di Leonardo: dalla pittura alla scultura, dall’anatomia alla tecnologia. Invitando così il visitatore ad esplorare il modo stesso di pensare del genio «e la sua concezione unitaria della conoscenza come sforzo di assimilare... le leggi che governano tutte le meravigliose operazioni dell’uomo e della natura», come scrive nel catalogo (Giunti editore) il direttore del Museo, lo storico della scienza Paolo Galluzzi.
Nella mostra è esposto fra le altre opere il celebre autoritratto che per la prima volta esce da Torino, oltre al San Girolamo proveniente dai Musei Vaticani e all’Adorazione dei Magi di cui le recentissime indagini hanno rivelato il vero disegno. Oltre a disegni, manoscritti filmati, riproduzioni ad alta definizione, modelli funzionanti, stazioni digitali che danno accesso a contenuti interattivi. La mostra rientra nel progetto «Leonardo l’Universale», promosso dal Consiglio d’Europa con rassegne a Oxford («Leonardo e le arti matematiche», 1 agosto-30 settembre al Museo della Storia delle Scienze e «Le interpretazioni del genio», 16 agosto-22 ottobre, all’Ashmolean Museum), a Londra (Victoria and Albert Museum, «Leonardo: esperienza, esperimenti e progettazione», 14 settembre-7 gennaio), a Budapest (Museo delle Belle Arti, «Leonardo da Vinci e altri artisti», 1 settembre-31 ottobre) e a Monaco di Baviera (Alte Pinakothek, «Madonna con bambino», 1 settembre-30 novembre).
Milano espone invece al Castello Sforzesco fino al 21 maggio il Codice Trivulziano, uno dei dieci in cui furono smembrate nel Seicento le carte di Leonardo riportate in Italia alla sua morte dal fedele discepolo Francesco Melzi d’Eril. Si tratta di 55 fogli, con studi di architettura militare e religiosa, schizzi e appunti diversi.
Una vera e propria «leonardomania» che perpetua la grande fortuna di Leonardo nei secoli e che il mensile Vanity Fair di marzo attribuisce in parte alla scelta «di marketing» dell’artista di chiamarsi «da Vinci» anche se era nato ad Anchiano. Osservazione errata: Anchiano, dove si trova la sua presunta casa natale, è solo una minuscola frazione del comune di Vinci. Quindi Leonardo può ben dirsi «da Vinci».